Toprak Razgatlioglu, il trionfo di un addio: terzo titolo mondiale Superbike prima del salto in MotoGP

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Redazione Sport Redazione Sport   -   In un finale di stagione tesissimo, dove l’asfalto andaluso del circuito di Jerez ha registrato emozioni contrastanti, Toprak Razgatlioglu ha scritto una pagina indelebile della sua carriera, conquistando il terzo titolo mondiale Superbike. Un traguardo, questo, che assume i contorni di un commiato, poiché il pilota turco, dopo aver dominato la scena, si appresta a varcare la soglia della MotoGP con il team Pramac Racing la prossima stagione. La sua domenica spagnola, sebbene non all’insegna della vittoria assoluta, è stata sufficiente per gestire il margine di vantaggio accumulato durante l’anno, chiudendo l’ultima gara sul terzo gradino del podio e assicurandosi così la corona iridata con tredici punti di distacco sull’unico rivale rimasto in lizza per il titolo.

Un campionato deciso dalla costanza

Quello che verrà ricordato come un campionato dalla doppia anima, ha visto da un lato la furia agonistica di Nicolò Bulega, il quale, in sella alla sua Ducati del team Aruba Racing, ha firmato una prestazione perfetta nell’ultimo round, vincendo sia la Superpole Race che la gara due, ma senza riuscire a scalfire la leadership di Razgatlioglu. Il pilota italiano, nonostante una tripletta di vittorie che gli avrebbe garantito il titolo in molte altre circostanze, ha dovuto arrendersi all’inerzia di un avversario superbo in stagione, il quale, pur non vincendo a Jerez, ha fatto della regolarità e dell’impeccabile gestione della pressione i suoi migliori alleati. Un episodio, in particolare, ha caratterizzato la Superpole Race: un contatto tra i due contendenti, che ha visto Bulega coinvolto in un’azione che ha costretto Razgatlioglu a una momentanea uscita di pista, un incidente sul quale il reggiano si è poi soffermato, sottolineando come non fosse sua intenzione causare una caduta e di aver poi personalmente complimentato il turco per il titolo vinto.

L'eredità nella storia del WorldSBK

Con questo terzo alloro, Razgatlioglu non solo saluta il mondiale Superbike da campione, ma entra di diritto nel gotha della disciplina, andando ad eguagliare il palmarès di Troy Bayliss. La sua cifra stilistica, fatta di un aggressivo ma preciso stile di guida e di un miglioramento continuo, come lui stesso ha tenuto a precisare, reso possibile dal duro lavoro di tutto il team BMW, lo colloca ora a soli tre titoli di distanza da Jonathan Rea, che ne vanta sei, e a uno dal leggendario Carl Fogarty, fermo a quattro. Un percorso di crescita inarrestabile, che ha trovato il suo apice in una serie di tredici vittorie consecutive a metà campionato, le quali hanno eguagliato un record personale dello stesso Razgatlioglu e hanno di fatto costruito il solco che lo ha portato al trionfo finale.

La resilienza di un campione e di una moto

La strada verso questo terzo titolo, tuttavia, non è stata priva di ostacoli tecnici e avversità. La stagione era infatti iniziata in salita per il pilota e per la casa bavarese, la quale, a ridosso del primo round in Australia, si era vista costretta a un cambio del telaio della sua M1000RR a seguito di una comunicazione, giunta con notevole ritardo da parte degli organi direttivi, che non accettava più il vecchio telaio sulla nuova moto. Una difficoltà iniziale, questa, che non ha intaccato la determinazione del team, il quale ha saputo reagire sviluppando una soluzione competitiva in tempi brevissimi, permettendo al suo pilota di trovare rapidamente la giusta feeling con la moto e di trasformare quella che poteva essere una debolezza in un punto di forza, gettando le basi per la rimonta e per la vittoria finale del campionato.

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