Addio a Chris Rea, la voce roca del blues e del Natale sulle strade del mondo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Si è spento all’età di 74 anni, dopo una breve malattia affrontata in un ospedale del Berkshire, il cantante e chitarrista Chris Rea, la cui voce graffiata e il suono struggente della slide guitar hanno segnato la storia della musica popolare. Autore di brani che sono diventati colonne sonore di intere generazioni, da “Fool (If You Think It's Over)” a “The Road to Hell”, fino all’immancabile “Driving Home for Christmas”, Rea ha costruito una carriera da outsider, lontano dai riflettori più sfavillanti del rock business, mantenendo una cifra stilistica unica e riconoscibilissima. Le sue radici, per parte paterna, affondavano nella Ciociaria, ad Arpino, un dettaglio biografico che forse contribuì a quel senso di distanza, e insieme di appartenenza a una tradizione emotiva più calda e mediterranea, percepibile in molti dei suoi lavori migliori.

Un esordio in sordina e il rifiuto dello pseudonimo

Il suo percorso artistico, che non conobbe le scintille precoci tipiche di molti colleghi, prese il via in modo quasi paradossale. Il primo album, pubblicato nel 1978, recava il Titolo “Whatever Happened To Benny Santini?”, un nome di battesimo che suona deliberatamente italiano e che la casa discografica tentò, invano, di imporgli per ragioni di mercato. Rea, con un atto di sottile ironia e di autonomia, scelse di ribattezzare così il proprio disco d’esordio, rivendicando così la propria identità. Quel lavoro, del resto, gli valse una nomination ai Grammy Awards, segnando l’ingresso di uno stile ibrido, a cavallo tra rock, pop e blues, nelle classifiche internazionali.

La chitarra come estensione della voce e del racconto

Ciò che caratterizzò profondamente il suo sound, rendendolo immediatamente distinguibile, fu proprio l’approccio allo strumento, che Rea scoprì e padroneggiò relativamente tardi. Questo ritardo, come spesso egli stesso suggerì, fu probabilmente alla base della sua tecnica istintiva e narrativa: la chitarra, specialmente suonata in slide, non era per lui un veicolo di puro virtuosismo, ma piuttosto un’estensione della sua voce roca, capace di descrivere paesaggi interiori e fisici, di evocarli con poche note cariche di malinconia. Il suo blues, definito da molti “stradale”, traeva linfa da questa immediatezza, riuscendo a farsi popolare senza scadere in formule commerciali, mantenendo una rara autenticità che i fan di tutto il mondo hanno imparato ad amare.

Il legame indissolubile con un classico natalizio

Sebbene la sua produzione sia vasta e includa capolavori di critica come “On the Beach”, è indubbio che per il grande pubblico il suo nome resterà per sempre legato a “Driving Home for Christmas”. Il brano, scritto e registrato negli anni Ottanta, è diventato nel tempo un classico moderno delle festività, un inno alla speranza, all’attesa e al viaggio di ritorno a casa che risuona ogni anno in innumerevoli paesi. La notizia della sua scomparsa, giunta proprio a pochi giorni dal Natale attraverso un commosso annuncio della moglie Joan Lesley e delle figlie Josephine e Julia, ha aggiunto un velo di tristezza a un periodo dell’anno che la sua musica aveva contribuito a rendere più caloroso e familiare per milioni di ascoltatori.

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