Chi l’ha visto? Assalto a un portavalori sull’Aurelia: spari ed esplosivi, poi fiamme
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Redazione Interno
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Una rapina spettacolare, degna di un film, ma con conseguenze reali e rischi concreti per chi si è trovato coinvolto. È quanto accaduto lo scorso 28 marzo sull’Aurelia, dove un furgone portavalori è stato assaltato da una banda ben organizzata, che ha fatto uso di armi da fuoco ed esplosivi prima di darsi alla fuga, dando alle fiamme i mezzi utilizzati. «Solo per caso non hanno provocato gravi feriti», hanno precisato i carabinieri, sottolineando la pericolosità dell’azione.
Gli undici presunti componenti del gruppo – tutti originari della Sardegna, ma residenti in diverse province italiane – sono stati arrestati nella notte tra lunedì e martedì durante un’operazione coordinata dal Ros, con il supporto del Gis e del battaglione Tuscania. Le manette sono scattate a Nuoro, Pisa e Bologna, mettendo fine a un’indagine complessa, che ha ricostruito i movimenti della banda prima e dopo il colpo. Tra i fermati ci sono Alberto Mura, 40 anni, di Ottana, Antonio Moni, 46, di Castelnuovo Val di Cecina, Francesco Palmas, 45, di Jerzu, e Salvatore Tilocca, 45, di Ozieri, insieme ad altri sette uomini, le cui generalità confermano il legame con il territorio sardo.
L’episodio, oltre a riaccendere i riflettori sul fenomeno delle rapine ai danni dei portavalori, ha riaperto un dibattito spinoso, sollevato qualche settimana fa dallo scrittore Roberto Saviano. In un video su YouTube, l’autore di Gomorra aveva definito la Sardegna «una terra che produce criminali, non mafia», scatenando le ire di esponenti politici, soprattutto di area centrodestra, che gli avevano rimproverato una generalizzazione ingiusta. Oggi, con gli arresti di undici sardi, quelle parole tornano a pesare, anche se Saviano – che non ha mai ritrattato – aveva precisato di riferirsi a «un fenomeno specifico, non a un’intera popolazione».
L’operazione dei carabinieri, del resto, dimostra come il gruppo agisse con un modus operandi collaudato: l’uso di esplosivi, la rapidità nell’azionare i colpi, la dispersione immediata dopo l’azione. Elementi che lasciano pochi dubbi sul livello di professionalità della banda, ora accusata di associazione a delinquere, rapina aggravata e detenzione illegale di armi.




