Nuovo sciame sismico ai Campi Flegrei, scosse avvertite distintamente dalla popolazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La terra nei Campi Flegrei non smette di tremare, con un'attività sismica che, sebbene di magnitudo moderata, continua a essere percepita in maniera netta dagli abitanti dell'area. L'ultimo episodio significativo, che ha riacutizzato l'attenzione su un fenomeno ormai persistente, si è verificato nella tarda serata del 25 novembre, quando una scossa di magnitudo 3.3 ha fatto oscillare il suolo poco prima della mezzanotte. L'evento, il cui ipocentro è stato localizzato a soli 2.7 chilometri di profondità in prossimità della Solfatara, non è stato un caso isolato ma piuttosto il momento culminante di uno sciame che ha caratterizzato diverse ore, con decine di altre scosse di minore intensità registrate dagli strumenti.

Una sequenza che non accenna a placarsi

Solo pochi giorni dopo, nel pomeriggio del 28 novembre, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha infatti rilevato due ulteriori eventi in rapida successione, con magnitudo stimata attorno a 2.6 e 2.7. La peculiarità di questi terremoti, ciò che li rende così avvertibili nonostante l'energia non elevata, risiede proprio nella loro superficialità, con profondità ipocentrali che oscillano tra uno e due chilometri sotto la superficie. Questa vicinanza al suolo amplifica le vibrazioni, facendo sì che anche movimenti tellurici di bassa magnitudo producano un'oscillazione ben percettibile, accompagnata in alcuni casi da un forte boato che ha generato un comprensibile stato di apprensione.

L'estensione geografica del fenomeno

La percezione del tremore non si è limitata ai confini dell'area flegrea più stretta, che comprende comuni come Pozzuoli, Bacoli e Quarto, ma si è estesa in modo significativo verso diversi quartieri della città di Napoli, in particolare quelli della parte occidentale. Le segnalazioni, peraltro, sono giunte da un'ampia fascia territoriale che include località come Marano di Napoli, Pianura, Licola e Monte di Procida, a dimostrazione di una propagazione delle onde sismiche che interessa un bacino di popolazione molto vasto. L'Ingv, dal canto suo, prosegue nel suo monitoraggio costante, localizzando gli epicentri in una zona densamente popolata, il che aggiunge un ulteriore elemento di complessità alla gestione del fenomeno.

Lo stato di vigilanza permanente

Al momento, nonostante la paura e il ripetersi degli eventi, non risultano danni a persone o cose direttamente imputabili alle scosse, le quali rientrano in un quadro di vigilanza scientifica che è parte della quotidianità per chi vive in questa parte della Campania. La sequenza in atto, caratterizzata da picchi come quello di magnitudo 3.3 seguiti da un persistente sciame di assestamento, rappresenta la manifestazione più evidente del dinamismo di un sistema vulcanico unico al mondo, la cui attività è costantemente sotto la lente degli esperti per valutarne ogni minima evoluzione.

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