Furto da Prada a Dolo, scarpe griffate per centinaia di migliaia di euro portate via da un commando

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella notte, più precisamente intorno alle ore 4.00 di giovedì 19 marzo, lo stabilimento che il colosso della moda Prada possiede a Dolo, comune della città metropolitana di Venezia, è stato teatro di un’azione criminosa di vaste proporzioni. Un gruppo composto da sei o sette individui, un vero e proprio commando a giudicare dalla meticolosa pianificazione, ha preso d’assalto la struttura con l’obiettivo di razziare la merce in essa contenuta. Il bottino, al momento in via di quantificazione precisa da parte dei responsabili aziendali e degli inquirenti, consta in centinaia di paia di scarpe del noto marchio di lusso; un ammontare di calzature che, anche in una stima prudenziale, vale diverse centinaia di migliaia di euro.

La dinamica dell’assalto, così come emerge dalle prime ricostruzioni fornite dai carabinieri intervenuti sul posto, rivela una strategia studiata nei minimi dettagli per neutralizzare ogni possibile reazione tempestiva. I malviventi, alla guida di una colonna di autoveicoli, hanno dapprima sfondato la barriera d’ingresso dello stabilimento, probabilmente per fare accesso all’area dove stoccare la refurtiva. Subito dopo, hanno dispiegato sul territorio una tattica di contenimento che ha dell’incredibile: alcuni furgoni e automobili, tutti con targhe poi risultate rubate, sono stati posizionati in modo strategico per bloccare le vie d’accesso allo stabilimento.

L’ostacolo per le forze dell’ordine e la caccia ai responsabili

Questa sorta di sbarramento, una cintura di lamiere insormontabile per qualsiasi mezzo, aveva un unico scopo: ritardare l’arrivo della vigilanza interna e, soprattutto, delle pattuglie delle forze dell’ordine. E l’obiettivo è stato centrato in pieno, dal momento che i carabinieri, giunti sul luogo dopo la chiamata d’allarme, si sono trovati la strada sbarrata nell’ultimo tratto di avvicinamento alla fabbrica. Non potendo procedere con le gazzelle, gli uomini dell’Arma sono stati costretti a proseguire a piedi, perdendo quei minuti preziosi che hanno permesso ai componenti della banda di allontanarsi indisturbati con il carico di scarpe griffate, prima che potesse essere istituito un efficace cordone di sicurezza.

Gli investigatori, ora, hanno un compito chiaro ma complesso: dare un nome e un volto ai componenti di questo commando. Un primo, fondamentale elemento di lavoro sarà rappresentato dai supporti informatici sequestrati. Le telecamere a circuito chiuso, sia quelle interne allo stabilimento per monitorare la produzione, sia quelle posizionate all’esterno per la sicurezza perimetrale, hanno verosimilmente ripreso ogni fase dell’irruzione, dalla forzatura dell’ingresso al caricamento della refurtiva a bordo dei mezzi pesanti. La loro acquisizione, già formalizzata dai carabinieri, costituisce il punto di partenza per le indagini, finalizzate a ricostruire con esattezza i movimenti dei ladri e a risalire alla loro identità, magari incrociando le immagini con eventuali segnalazioni di veicoli sospetti nella Riviera del Brenta nelle ore precedenti il colpo.

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