“Giovedì Grasso 2026, il meteo non dà tregua: temporali, venti di burrasca e mareggiate al Centro-Sud”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il calendario segna il 12 febbraio 2026, e il Giovedì Grasso che apre il sipario sul Carnevale si tinge di grigio piombo su gran parte della Penisola. La sequenza di perturbazioni atlantiche, che ormai da giorni martella il bacino del Mediterraneo, non accenna a interrompersi, e anzi proprio nella giornata odierna si abbatte con particolare intensità sulle regioni centro-meridionali e sulle Isole Maggiori. L’ottava perturbazione del mese, infatti, ha già raggiunto la Sardegna nelle prime ore del mattino per poi estendersi rapidamente verso la Sicilia e risalire lungo il versante tirrenico, dove i modelli previsionali avevano da tempo segnalato il rischio di fenomeni convettivi di forte intensità. Non si tratta, come qualcuno potrebbe frettolosamente archiviare, di un semplice e veloce transito frontale, bensì di un sistema depressionario piuttosto organizzato che trae alimento da correnti umide e relativamente miti di origine atlantica, le stesse che stanno determinando un rialzo termico anomalo su valori quasi primaverili, con punte di oltre 20 gradi registrate in alcune zone costiere del Sud.

La Protezione Civile, sulla scorta dei bollettini emanati dal Dipartimento nazionale e dai centri funzionali regionali, ha emesso un’allerta arancione che riguarda una porzione significativa del territorio nazionale. Le aree maggiormente esposte al rischio idrogeologico e idraulico sono quelle che si affacciano sul basso Tirreno, in particolare la Calabria, dove i cumulati pluviometrici attesi nelle prossime ore potrebbero raggiungere livelli critici, e la Sicilia nord-orientale, senza dimenticare la Sardegna orientale, già provata dalle piogge dei giorni scorsi. I venti, e questo è forse l’elemento più caratterizzante della fase meteo in atto, soffieranno con intensità compresa tra i 60 e i 90 chilometri orari, con raffiche che localmente potranno superare i cento, assumendo carattere di burrasca o addirittura di tempesta sui settori costieri esposti e lungo i crinali appenninici più elevati.

Lorenzo Tedici, meteorologo che segue da anni l’evoluzione delle dinamiche atmosferiche sul nostro Paese, ha sottolineato come ci si trovi di fronte, per la seconda volta nel 2026, a condizioni meteomarine che definire straordinarie non appare affatto eccessivo. Il mare, in particolare, rappresenta l’altro grande protagonista di questa giornata di maltempo: il moto ondoso, alimentato da venti persistenti e dalla lunga fetch disponibile sui bacini occidentali, subirà un’intensificazione tale da generare onde che, sui bacini della Sardegna occidentale e dello Ionio, potranno raggiungere e in qualche caso superare i nove metri di altezza. Mareggiate violente, queste, che metteranno a dura prova i tratti costieri più vulnerabili e le infrastrutture portuali, già in passato oggetto di interventi di messa in sicurezza solo parzialmente efficaci.

Nel Nord Italia, se si esclude qualche sporadica precipitazione sul settore alpino centro-orientale, dove la neve tornerà a cadere oltre i millecento metri, gli effetti della perturbazione saranno decisamente più marginali, quasi trascurabili se rapportati alla violenza dei fenomeni attesi al Sud. Tuttavia, l’allerta non risparmia del tutto le aree settentrionali: in Valle d’Aosta, il pericolo valanghe è stato fatto oggetto di specifici avvisi da parte dei locali uffici nivometeorologici, che hanno segnalato un incremento significativo del rischio su tutto l’arco alpino occidentale, a causa delle abbondanti nevicate delle ultime settimane e del successivo rialzo termico che sta destabilizzando il manto nevoso.

I mari in tempesta e le raffiche che flagellano le coste

Se le piogge, pur insistenti e talvolta torrenziali, rappresentano un elemento tutt’altro che inedito per il mese di febbraio, è l’intensità dei venti a conferire a questa perturbazione un carattere di particolare severità. Le raffiche, che soffieranno prevalentemente dai quadranti occidentali e meridionali, investiranno con decisione le Isole Maggiori, la Calabria e la Basilicata tirrenica, ma interesseranno in modo significativo anche il basso Lazio e la Campania, dove l’allerta, pur non raggiungendo il colore arancione, impone comunque una attenta valutazione delle condizioni di sicurezza per la navigazione e per le attività all’aperto. I mari, come detto, si presenteranno da agitati a molto agitati, con mareggiate che lungo le coste esposte della Sardegna occidentale e della Sicilia meridionale assumeranno connotati particolarmente spettacolari ma al tempo stesso pericolosi.

Il quadro meteorologico e la risposta del sistema di protezione civile

Il sistema nazionale di allertamento, strutturato su tre livelli crescenti di criticità, ha dunque attivato le procedure conseguenti all’emissione del bollettino arancione, che comporta l’adozione di misure precauzionali da parte dei centri operativi comunali e provinciali. I sindaci delle località ricadenti nelle zone segnalate hanno la facoltà, qualora lo ritengano necessario, di disporre la chiusura di parchi, cimiteri e mercati rionali, nonché di limitare la circolazione veicolare nelle aree a maggior rischio allagamento. Le autorità competenti raccomandano, come sempre in queste circostanze, la massima prudenza negli spostamenti, la verifica del corretto deflusso delle acque pluviali e l’astensione da attività che possano esporre a pericoli aggiuntivi, quali la balneazione o la frequentazione dei moli durante le mareggiate.

Temperature anomale e contesto climatico invernale

Un ulteriore aspetto meritevole di attenzione, in questa complessa mosaicatura meteorologica, è rappresentato dal regime termico decisamente superiore alle medie del periodo. Le temperature, spinte verso l’alto dall’afflusso di aria mite nordafricana anticipata dall’arrivo della perturbazione, si mantengono su valori che sulla fascia tirrenica e nelle due Isole sfiorano diffusamente i 18-20 gradi, con picchi localmente superiori. Non si tratta di un episodio isolato, bensì del ripetersi di una dinamica ormai frequente negli ultimi inverni, quella per cui l’ingresso delle perturbazioni atlantiche è preceduto da richiami caldi prefrontali capaci di innalzare repentinamente la colonnina di mercurio, per poi far seguire, dopo il passaggio del fronte, un altrettanto rapido crollo termico.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.