Portogallo al voto per la quarta volta in cinque anni
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Redazione Esteri
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Il Portogallo si prepara a tornare alle urne l’11 maggio, in quella che sarà la quarta elezione anticipata negli ultimi cinque anni. La crisi politica, scoppiata dopo la caduta del governo di centrodestra guidato da Luís Montenegro, ha raggiunto il suo apice con un voto di sfiducia che ha sancito la fine di un esecutivo già fragile, sostenuto da appena 80 seggi su 230 in Parlamento. La scintilla che ha innescato il collasso è stata un presunto conflitto d’interessi legato a un’azienda di proprietà della famiglia del premier, accusata di aver fornito consulenze a gruppi beneficiari di contratti pubblici.
Montenegro, insediatosi meno di un anno fa dopo una lunga carriera come avvocato, si era trovato al centro di un’indagine che ha messo in luce come la società gestita da sua moglie e dai suoi figli avesse intrattenuto rapporti con entità legate al governo. Una situazione che, nonostante i tentativi di difesa da parte del premier, ha portato l’opposizione a chiedere e ottenere un voto di sfiducia, costringendo Montenegro a rassegnare le dimissioni. Il presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa, dopo aver consultato i leader dei principali partiti, ha annunciato l’intenzione di sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni.
La crisi politica portoghese, che si protrae ormai da anni, riflette una frammentazione partitica sempre più marcata. Da un lato, il Partito socialdemocratico (PSD) di Montenegro, che in Portogallo rappresenta l’area di centrodestra, si è dimostrato incapace di consolidare una maggioranza stabile. Dall’altro, l’opposizione socialista, guidata da António Costa – ora presidente del Consiglio europeo – e l’estrema destra di Chega hanno mantenuto una linea intransigente, rifiutando qualsiasi compromesso che potesse evitare il ritorno alle urne.
Il voto di maggio rappresenta un nuovo capitolo in una fase di instabilità che sembra non avere fine. Già nel 2021 e nel 2022, il Paese aveva vissuto elezioni anticipate, con risultati che non avevano portato a una stabilizzazione politica. Questa volta, la campagna elettorale si preannuncia particolarmente accesa, con i partiti chiamati a confrontarsi non solo sulle tradizionali divisioni ideologiche, ma anche su temi come la trasparenza e l’etica pubblica, messi in discussione dallo scandalo che ha travolto Montenegro.




