Il Portogallo dopo il voto: centrodestra primo partito, ma la destra radicale cambia i giochi
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Redazione Esteri
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Le elezioni legislative di domenica scorsa in Portogallo hanno ribadito una tendenza già emersa nel 2023, spostando ulteriormente a destra l’asse politico del paese. La coalizione di centrodestra Alleanza Democratica (AD), guidata dall’attuale premier Luís Montenegro, si è affermata come prima forza con il 32,7% dei voti e 89 seggi, ma senza raggiungere la maggioranza assoluta necessaria per governare da sola. Un risultato che, se da un lato conferma il declino del Partito socialista – crollato al 23,4% – dall’altro consegna un ruolo decisivo alla destra radicale di Chega, che con il 22,6% diventa il terzo partito dell’Assemblea della Repubblica.
La frammentazione del quadro politico, accentuata dall’ascesa dei Liberali (5,5%), rende incerto ogni scenario. Montenegro, che durante la campagna elettorale aveva escluso qualsiasi intesa con Chega, si trova ora di fronte a un dilemma: cercare l’appoggio esterno dei socialisti, rischiando di alienarsi una parte dell’elettorato moderato, o tentare una difficile alleanza con forze eterogenee. Intanto, il presidente Marcelo Rebelo de Sousa ha avviato le consultazioni, mentre il paese – già alle prese con una crisi abitativa che ha spinto migliaia di persone in piazza – si prepara a mesi di instabilità.
L’esplosione di Chega, che ha quasi raddoppiato i consensi rispetto alle ultime elezioni, segna una rottura col tradizionale bipartitismo portoghese. Il suo leader, André Ventura, ha già chiesto un ruolo di governo, ma l’establishment politico – incluso lo stesso Montenegro – continua a respingere l’ipotesi. Intanto, la mobilitazione sociale non accenna a placarsi: il 28 giugno, la piattaforma Casa para viver tornerà a protestare contro gli sfratti e la speculazione immobiliare, in un contesto dove la crisi del welfare rischia di alimentare ulteriormente il malcontento.




