Il Portogallo volta pagina: il centrodestra vince ma è l’estrema destra a cambiare le regole
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Redazione Esteri
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Le elezioni legislative anticipate del 18 maggio hanno consegnato al Portogallo un parlamento frammentato, dove la coalizione di centrodestra Alleanza Democratica (AD), guidata dal premier uscente Luís Montenegro, si è affermata come prima forza politica con il 32,7% dei voti e 89 seggi. Un risultato che, seppur significativo, non le garantisce la maggioranza assoluta, costringendola a cercare alleanze complicate in un’assemblea dove i rapporti di forza sono stati stravolti dall’ascesa dell’estrema destra.
A segnare una svolta senza precedenti è stato Chega, il partito nazionalista di André Ventura, che con il 22,6% dei consensi e 58 deputati ha eguagliato – e forse superato – il Partito Socialista, relegandolo a un ruolo marginale dopo decenni di egemonia. Un exploit che spezza il tradizionale bipartitismo portoghese, consolidatosi dopo la rivoluzione dei garofani del 1974, e costringe gli altri schieramenti a fare i conti con una forza politica che, fino a pochi anni fa, era considerata marginale.
La crescita di Chega, fondato nel 2019 su un mix di retorica anti-establishment, critiche all’immigrazione e promesse di mano dura contro la criminalità, riflette un trend ormai globale, che vede l’ultradestra guadagnare terreno anche in paesi storicamente immuni alle sue sirene. Ventura, ex commentatore televisivo con un passato nel centrodestra, ha saputo capitalizzare il malcontento verso i partiti tradizionali, accusati di aver trascurato le fasce più vulnerabili della popolazione, e oggi si trova nella posizione di potenziale ago della bilancia.
Il presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa, alle soglie della scadenza del suo mandato, ha avviato le consultazioni per verificare le possibilità di formazione di un governo stabile. Montenegro, pur avendo escluso qualsiasi intesa con Chega, dovrà confrontarsi con una realtà parlamentare in cui ogni mossa rischia di essere condizionata dalla pressione della destra radicale. Intanto, il Partito Socialista, guidato dall’ex premier António Costa – coinvolto in un’inchiesta per corruzione che lo ha costretto alle dimissioni – affronta la sua peggiore sconfitta elettorale, segnando un ulteriore capitolo nel declino della sinistra europea.




