Il Portogallo piega a destra: Chega irrompe e spezza il bipartitismo storico
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Redazione Esteri
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Le elezioni anticipate del 18 maggio hanno ridisegnato la mappa politica del Portogallo, consegnando alla coalizione di centrodestra Alleanza Democratica (AD) il primato con il 32,7% dei voti e 89 seggi. Ma è l’ascesa dell’estrema destra a segnare una svolta senza precedenti: Chega, il partito nazionalista di André Ventura, si è attestato al 22,6%, sfiorando i socialisti e strappando 58 seggi, un balzo impressionante per una formazione nata soltanto cinque anni fa. Un risultato che cancella di colpo l’equilibrio bipolare consolidato dopo la fine della dittatura nel 1974.
La vittoria dell’AD, guidata dall’attuale premier Luís Montenegro, non garantisce però una maggioranza solida. Con 230 seggi in palio, i democratici restano lontani dalla soglia critica dei 116, costringendoli a cercare alleanze complicate in un parlamento frammentato. La vera incognita è proprio Chega, che Ventura ha già proposto come «partner indispensabile», anche se Montenegro ha finora escluso accordi formali con l’estrema destra. Intanto, il Partito Socialista, che ha guidato il paese per gran parte degli ultimi decenni, crolla al 23%, pagando lo scotto di anni di crisi economiche e scandali, tra cui l’inchiesta sullo caso Influencer, che aveva travolto l’ex premier António Costa.
Quella portoghese non è un’eccezione, ma l’ultimo capitolo di una tendenza europea. Nella stessa giornata elettorale, in Romania il liberale Nicușor Dan ha sconfitto il candidato sovranista George Simion, confermando una polarizzazione ormai sistemica. A Bucarest, come a Lisbona, il fantasma dell’ingerenza russa aleggia ancora: il voto di novembre, vinto dall’ultradestra, era stato annullato per presunte manipolazioni esterne.
Chega, dal canto suo, ha costruito il successo cavalcando il malcontento verso l’establishment, promettendo pugno duro su immigrazione e corruzione. Ventura, ex commentatore televisivo, ha radicalizzato il linguaggio, attirando non solo l’elettorato tradizionalista, ma anche giovani e lavoratori delusi dal sistema. Un modello che ricorda da vicino quello di altri movimenti europei, dal Rassemblement National di Le Pen a Fratelli d’Italia.




