Bollette del gas, per i vulnerabili a marzo arriva una stangata del 19,2%
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Redazione Economia
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L’onda lunga del conflitto in Medioriente si abbatte senza troppi giri di parole sui conti correnti degli italiani, e in particolare su quella fetta di popolazione già messa a dura prova dalle difficoltà economiche. L’Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ha comunicato che il mese di marzo 2026 segna un netto cambio di rotta rispetto ai timidi cali registrati a febbraio: il prezzo della materia prima per il gas, destinato ai clienti del servizio di tutela della vulnerabilità, è schizzato verso l’alto registrando un incremento del 19,2%. Una cifra, questa, che trasforma una semplice variazione tariffaria in una vera e propria batosta per le circa 2,3 milioni di famiglie che rientrano in questa categoria, le quali si trovano ora a fare i conti con un costo di approvvigionamento che tocca i 130,97 centesimi al metro cubo a fronte dei 109,85 del mese precedente.
La guerra come leva del rincaro e il meccanismo del Psv
Se si osserva il grafico delle quotazioni, ci si accorge immediatamente di come il dato di marzo rappresenti un’inversione di tendenza piuttosto brusca. A febbraio, lo ricordiamo, il costo della materia prima si era attestato su valori ben più bassi, equivalenti a 35,21 euro per megawattora; ebbene, nel giro di trenta giorni questo valore è volato fino a 52,12 euro al megawattora. La causa di questo scatto in avanti non è certo da ricercare in dinamiche speculative locali, ma piuttosto nelle tensioni geopolitiche che stanno infiammando il Medio Oriente: è lo stesso comunicato dell’Autorità a spiegare come il protrarsi del conflitto abbia letteralmente fatto impennare le quotazioni all’ingrosso. L’indice che viene monitorato per calcolare questa componente, chiamata tecnicamente CMEM,m, è il Psv (Punto di Scambio Virtuale), ovvero il nostro mercato nazionale di riferimento. Questo meccanismo, che lega a doppio filo la stabilità internazionale al costo dell’energia, lascia poco spazio a interpretazioni alternative: quando lo scenario geopolitico si deteriora, lo specchietto delle tariffe lo riflette immediatamente.
Cifre alla mano e la composizione di una bolletta tipo
Per rendersi conto dell’impatto reale, forse è utile scendere nel dettaglio di cosa compone quella cifra che i vulnerabili si troveranno a pagare. Non si tratta solo del costo della molecola di gas in sé, ma di un insieme di voci che si sommano. L’Autorità ha dettagliato che il prezzo di riferimento per il “cliente tipo” (si considerano consumi medi annui intorno agli 1.100 metri cubi) arriva quindi a quella soglia di 130,97 centesimi a metro cubo. Se si smonta questo dato, si scopre che la materia prima pesa per circa 58,44 centesimi, mentre una fetta quasi altrettanto sa è rappresentata dalle imposte, che incidono per circa 35 centesimi. A questi si aggiungono i costi fissi per il trasporto e la distribuzione sulla rete. In pratica, quasi la metà della spesa totale è determinata dalle oscillazioni del mercato all’ingrosso, mentre il resto è assorbito da fiscalità e oneri di sistema, un aspetto che non fa altro che amplificare la sofferenza di chi riceve la bolletta.
Un segnale di allarme che travalica il perimetro della tutela
Sebbene il dato ufficiale emesso dall’Arera riguardi specificamente gli utenti vulnerabili (un bacino che include anziani, disabili o nuclei in condizioni economiche disagiate), l’aumento del 19,2% rappresenta una sorta di spia luminosa accesa anche per tutti gli altri cittadini. Chi ha scelto il mercato libero, magari legato a contratti a prezzo variabile indicizzati proprio al Psv, si troverà inevitabilmente a subire rincari di portata analoga o addirittura superiore nei prossimi rinnovi contrattuali. L’effetto valanga, insomma, rischia di travolgere le barriere della cosiddetta “tutela” per estendersi a macchia d’olio. Questa dinamica, unita all’annuncio dei precedenti rincari dell’elettricità (già aumentata a sua volta per la stessa utenza), dipinge il quadro di un inizio di primavera 2026 particolarmente amaro per i bilanci domestici, con il fantasma dell’inflazione energetica che torna a soffiare sul collo delle famiglie italiane.




