Gas ai massimi dal 2022: prezzi verso 100 euro, pesa la guerra

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo del gas europeo ha raggiunto i livelli più alti dal dicembre 2022, spingendosi fino a circa 97,5 euro al megawattora sul mercato Ttf di Amsterdam. Nella seduta di lunedì 26 ottobre le quotazioni hanno poi oscillato intorno ai 96 euro, mantenendosi vicine alla soglia psicologica dei 100 euro. A sostenere i rincari sono le preoccupazioni per le forniture energetiche durante l'inverno, alimentate dal calo delle temperature e dalle conseguenze della guerra in Medio Oriente sui flussi internazionali di gas naturale liquefatto.

Stoccaggi europei sotto la media e consumi in aumento con il freddo

L'Europa si prepara alla stagione del riscaldamento con riserve inferiori ai livelli abituali. Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, gli impianti di stoccaggio dell'Unione europea risultavano pieni al 74,6% domenica 25 ottobre, una percentuale sensibilmente inferiore alle medie stagionali degli ultimi anni. Le previsioni meteorologiche indicano un ulteriore abbassamento delle temperature nel continente, con un conseguente aumento della domanda di combustibile per abitazioni, imprese e produzione di energia. Il maggiore ricorso alle scorte rischia di accelerare i prelievi proprio mentre il mercato internazionale presenta difficoltà nell'approvvigionamento. Gli operatori devono quindi affrontare contemporaneamente una crescita dei consumi e una minore disponibilità di riserve per compensare eventuali interruzioni delle importazioni.

A rendere più delicata la situazione contribuisce anche il rallentamento dei flussi dal Golfo Persico. Il conflitto con l'Iran ha compromesso la regolarità del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per le esportazioni energetiche dei produttori mediorientali. Prima della guerra, attraverso questa rotta transitava circa un quinto del Gnl scambiato a livello mondiale. Le difficoltà di navigazione e le interruzioni delle spedizioni dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti hanno ridotto la quantità di combustibile disponibile sui mercati internazionali. Anche le limitazioni temporanee alle esportazioni norvegesi, legate a problemi operativi, contribuiscono alle tensioni sull'offerta. Per gli acquirenti europei diventa così più costoso assicurarsi carichi alternativi, soprattutto quando devono competere con gli importatori asiatici.

Il Gnl costa all'Europa almeno 12 miliardi di dollari in più

Le conseguenze economiche della crisi energetica sono già consistenti. Secondo le stime della società di analisi Rystad Energy, la spesa europea per le importazioni di gas naturale liquefatto aumenterà nel 2026 di almeno 12 miliardi di dollari, pari a un rincaro del 18% rispetto alle valutazioni precedenti al conflitto. Il maggiore esborso si verifica nonostante una riduzione della domanda europea di circa 24 milioni di tonnellate, equivalenti a 32 miliardi di metri cubi. Si tratta di una quantità paragonabile a circa metà dei consumi annuali italiani di metano. I Paesi importatori si trovano pertanto a sostenere una fattura più elevata pur acquistando volumi inferiori, con un aggravio che riguarda anche le forniture alternative provenienti dagli Stati Uniti.

Il rincaro si inserisce in una fase di forte pressione sull'intero mercato energetico internazionale. Le stime della stessa società indicano che il costo complessivo dei portafogli globali di Gnl raggiungerà quest'anno 256 miliardi di dollari, il 18% in più rispetto alle previsioni formulate prima della guerra. L'aumento dei prezzi all'ingrosso interessa anche il Regno Unito, dove i contratti del gas hanno raggiunto circa 240 pence per therm, tornando sui livelli registrati alla fine della precedente crisi energetica. Le quotazioni europee hanno inoltre accumulato nel corso di ottobre un rialzo vicino al 32%, mentre il petrolio Brent, dopo aver raggiunto venerdì 23 ottobre i 117 dollari al barile, è successivamente sceso verso quota 115.

Il confronto con la crisi energetica provocata dall'invasione russa dell'Ucraina mostra comunque una differenza importante. Nell'estate del 2022 i contratti sul gas avevano superato i 300 euro al megawattora, livelli molto più elevati di quelli attuali. Sul fronte delle forniture, l'Agenzia internazionale dell'energia ha segnalato nuove difficoltà per il mercato anche nel prossimo anno. Il direttore Fatih Birol ha dichiarato lunedì che nel 2027 le condizioni energetiche internazionali saranno ancora più tese rispetto al periodo precedente alla guerra del Golfo.

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