Referendum 2025, affluenza al minimo: il sì non sfonda, ma il centrodestra esulta
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Redazione Interno
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Nonostante i toni accesi del dibattito pre-elettorale, con slogan e posizioni che hanno diviso l’opinione pubblica — «Io due sì e tre no», «Prendo solo due schede» —, l’affluenza alle urne è stata uniforme per tutti i quesiti referendari, attestandosi al 30,6% a livello nazionale (29,9% considerando anche gli italiani all’estero). Un dato ben lontano dal quorum richiesto, che conferma come la partecipazione popolare abbia toccato uno dei punti più bassi della storia repubblicana.
I risultati, con l’eccezione del referendum sulla cittadinanza, sono stati omogenei: il sì ha superato l’87% in tutti i casi, ma senza raggiungere l’obiettivo dei 12,3 milioni di voti necessari per la validità. Un esito che, se da un lato segna una sconfitta per i promotori delle consultazioni, dall’altro rafforza la posizione del centrodestra. Giovan Battista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha commentato senza mezzi termini: «Il governo ne esce ulteriormente rafforzato e la sinistra ulteriormente indebolita».
A Torino, terza in Italia per affluenza con il 41%, si conferma il tradizionale elettorato progressista, ma le differenze tra centro e periferie restano marcate. Mentre quartieri come San Donato e San Paolo hanno registrato una partecipazione elevata, aree come Barriera di Milano e Borgo Vittoria hanno disertato le urne. Un dato che Fratelli d’Italia ha sfruttato per attaccare il sindaco Stefano Lo Russo, parlando di «sconfitta» per la sua amministrazione.




