Tempesta di sabbia e incendi devastano Israele: stato d’emergenza nazionale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mercoledì, mentre una violenta tempesta di sabbia investiva il sud del Paese, trasformando il cielo in un muro opaco di polvere, venti impetuosi alimentavano vasti incendi tra Gerusalemme e Tel Aviv, costringendo migliaia di persone a lasciare le proprie case. A Beersheba, nel cuore del Negev, la visibilità è crollata a pochi metri, paralizzando anche alcune basi militari, dove i soldati hanno dovuto adattarsi a condizioni proibitive. Le autorità, tra esercito e vigili del fuoco, non esitano a definire questi roghi tra i più distruttivi della storia israeliana.

Le fiamme, spinte da raffiche che superano i 50 chilometri orari, hanno divorato intere aree boschive, obbligando all’evacuazione di interi quartieri lungo l’autostrada che unisce Gerusalemme alla capitale economica. Le celebrazioni per il giorno dell’indipendenza, previste nelle zone colpite, sono state annullate, mentre 163 squadre di pompieri, affiancate da 12 aerei e rinforzi militari, tentano di arginare un disastro che sembra sfuggire al controllo. La Croce Rossa israeliana ha allertato i partner internazionali, e aiuti sono già in arrivo da Francia, Romania, Croazia, Spagna e Italia.

Nella periferia di Gerusalemme, dove il fuoco continua a serpeggiare minaccioso, 155 unità antincendio sono impegnate in una corsa contro il tempo, mentre gli aerei riprendono i lanci d’acqua non appena le condizioni lo permettono. «Abbiamo fatto progressi, ma la battaglia è lungi dall’essere vinta», ha ammesso un portavoce dei vigili del fuoco, sottolineando come il vento e le alte temperature rendano ogni intervento un’impresa.

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