Zelensky chiede garanzie di sicurezza mentre Mosca annuncia nuove conquiste nel Donetsk
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Redazione Esteri
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In un momento di crescente complessità diplomatica, la Russia ha dichiarato di aver consolidato il proprio controllo su tre ulteriori località nell’oblast di Donetsk, un’affermazione che, se confermata, accentuerebbe la pressione militare su un fronte già provato da mesi di logoranti combattimenti. Questa ennesima evoluzione sul campo arriva parallelamente alle dichiarazioni del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, il quale ha categoricamente escluso la possibilità imminente di un vertice tra il presidente Vladimir Putin e il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky, gettando così un’ombra sull’iniziativa diplomatica avanzata dalla Casa Bianca.
Proprio l’amministrazione di Donald Trump, che ha annunciato un intervento pubblico del presidente in serata, sembra voler imprimere una nuova direzione ai negoziati, sebbene l’intelligence statunitense abbia nel frattempo ridotto la condivisione di informazioni sensibili con Kiev, una mossa che alcuni analisti interpretano come un tentativo di controllare il flusso di dati in un momento delicato. Lavrov, dal canto suo, ha accusato Kiev di aver «respinto tutte le proposte avanzate da Trump», ritraendo l’Ucraina come un attore recalcitrante mentre Mosca si professa disponibile al dialogo, ma solo a condizioni ancora non definite.
In questo clima di tensione, la visita a sorpresa a Kiev del primo ministro olandese Mark Rutte – il cui paese è tra i candidati alla successione di Jens Stoltenberg alla guida della Nato – è stata interrotta dal suono delle sirene antiaeree, un brusco promemoria della guerra quotidiana che continua a infuriare. Rutte, durante gli incontri, ha sottolineato la necessità di garantire all’Ucraina meccanismi di sicurezza solidi, paragonabili a quelli previsti dall’articolo 5 del Patto Atlantico, sebbene senza offrire una membership formale nell’Alleanza nel breve termine.




