Bandiera russa a Seversk, Mosca avanza in Donetsk e a Zaporizhzhia
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Redazione Esteri
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Mentre una bandiera russa viene issata nel centro di Seversk, indicando una probabile caduta della città, le forze di Mosca continuano a stringere la loro morsa su vari fronti, spingendosi fino ai sobborghi di Orikhiv, nella regione di Zaporizhzhia. I nuovi sviluppi, che giungono in un momento politicamente delicato con Donald Trump di nuovo alla Casa Bianca, sembrano delineare una fase di pressione costante e multidirezionale, la quale, pur non producendo sempre sfondamenti eclatanti, logora progressivamente le linee difensive nemiche. Gli analisti militari, i quali osservano da mesi l’evolversi della tattica russa, sottolineano come l’obiettivo appaia quello di allargare i varchi creati durante l’offensiva estiva, puntando a capisaldi logistici e snodi di comunicazione, cosa che costringe gli ucraini a un continuo e dispendioso ridispiegamento delle riserve.
La tenaglia a est di Kupyansk e il martellamento a Zaporizhzhia
Sul fronte di Kharkiv, intanto, si sta stringendo una pericolosa tenaglia a est di Kupyansk, dove una dozzina di battaglioni ucraini, o quanto ne rimane dopo settimane di combattimenti estenuanti, rischiano l’accerchiamento tra il fiume Oskol e Podoly. La conquista russa di Kucherivka, avvenuta il 7 dicembre, ha creato una breccia difficile da sanare, in un settore dove gli ucraini hanno perso anche un caccia Su-27 e il suo pilota. Parallelamente, nella regione di Zaporizhzhia, l’amministrazione militare locale ha denunciato un intensificarsi senza precedenti degli attacchi, con oltre seicento colpi sferrati nel giro di ventiquattro ore contro una ventina di insediamenti. Di questi, ben ventisette sono stati raid aerei, trecentoquarantasei condotti con droni e duecentotrentasei con bombardamenti d'artiglieria, un fuoco di sbarramento che ha causato il ferimento di sei persone e che mira a fiaccare ogni resistenza.
L’avanzata verso Myrnohrad e l’importanza strategica di Pokrovsk
Nel Donetsk, poi, l’avanzata russa punta decisamente verso Myrnohrad, città del distretto di Pokrovsk che prima del conflitto ospitava circa quarantaseimila abitanti. Il capo di stato maggiore Valerij Gerasimov ha dichiarato che le truppe hanno preso il controllo di circa il trenta per cento degli edifici nell’area, eseguendo un ordine diretto del presidente Putin che imponeva la sconfitta delle forze ucraine ivi schierate. La conquista di Pokrovsk, obiettivo dichiarato e più volte annunciato, rappresenterebbe un successo di notevole peso simbolico e strategico, poiché la città costituisce un importante nodo ferroviario e logistico per l’intera parte orientale del paese, la cui caduta comprometterebbe ulteriormente le linee di rifornimento nemiche.
Il contesto politico e una strategia di logoramento
Questa serie di progressi, seppur lenti e pagati a caro prezzo da ambo le parti, si inserisce in un quadro politico internazionale che il Cremlino sembra voler sfruttare a proprio vantaggio. Gli annunci di conquiste, reiterati anche quando le posizioni non sono ancora completamente consolidate, servono a costruire una narrazione di ineluttabilità, diretta sia all’opinione pubblica interna sia a quella estera, in particolare verso la nuova amministrazione statunitense. La recente visita di importanti figure vicine a Trump, dalla quale non è emerso alcun ultimatum o un chiaro piano di pace, viene interpretata da molti osservatori come un segnale di possibili sviluppi diplomatici ancora indeterminati, ma che intanto non frenano l’iniziativa militare russa. La strategia, in definitiva, appare chiara: mantenere una pressione costante su più assi, conquistare terreno palmo a palmo e preparare il terreno per eventuali, future trattative da una posizione di forza.




