Omicidio a San Stino di Livenza, il nipote confessione e il corpo della zia trovato nel Lemene dopo tre giorni di ricerche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La dinamica dell'omicidio di Chiara Guerra, l'insegnante di 53 anni uccisa a San Stino di Livenza lo scorso 11 giugno, si arricchisce di particolari processuali emersi dall'ispezione cadaverica. Il nipote diciassettenne, che ha confessato il delitto, avrebbe inferto alla donna oltre venti coltellate, concentrando i colpi su collo e torace, per poi tentare di incendiarne il corpo con della benzina, un gesto che gli inquirenti interpretano come un maldestro tentativo di cancellare le tracce del massacro.

L'esame autoptico, condotto dal medico legale Antonello Cirnelli con il supporto dei carabinieri, ha confermato la ferocia dell'aggressione, avvenuta all'interno della legnaia di proprietà della famiglia, dove sono state rinvenute tracce ematiche che qualcuno aveva cercato di rimuovere.

Il ritrovamento del corpo e le operazioni di ricerca

Il corpo della donna, dopo tre giorni di infruttuose ricerche, è stato infine localizzato dai vigili del fuoco nelle acque del fiume Lemene, in località Settesorelle, a una distanza considerevole dal punto inizialmente indicato dal giovane, il canale Malgher. La corrente, come ipotizzato dagli investigatori, aveva trascinato il cadavere, che è stato recuperato all'interno di un sacco e si presentava con i segni delle numerose coltellate.

Le ricerche, che hanno impegnato per giorni sommozzatori e squadre specializzate con l'ausilio di droni e ecoscandagli, si erano concentrate proprio nel tratto del canale indicato dal diciassettenne, il quale aveva anche dichiarato di aver gettato in quelle stesse acque il coltello usato per uccidere e il cellulare della vittima, oggetti che al momento del ritrovamento del corpo non erano ancora stati recuperati.

La confessione e la ricostruzione della dinamica

Secondo quanto ricostruito e in parte confermato dalla confessione del ragazzo, dopo aver accoltellato la zia, il nipote l'avrebbe caricata su una carriola, coprendola con un telo, e l'avrebbe trasportata per un lungo tratto fino all'argine del canale per disfarsene. Un gesto che, per la sua efferatezza e per il contesto in cui si è svolto, ha profondamente scosso una comunità che descriveva il giovane come uno studente modello, senza precedenti segnalazioni alle forze dell'ordine.

Le indagini, condotte dal sostituto procuratore di Pordenone Carmelo Barbaro, sono state successivamente trasmesse alla Procura per i minorenni di Trieste, competente per l'età del reo confesso.

Il movente e il contesto familiare

Sul movente dell'omicidio, gli inquirenti stanno approfondendo la pista di dissidi familiari legati a una presunta questione ereditaria e alla gestione del patrimonio, un elemento emerso come possibile causa di attriti di lungo corso tra la vittima e il fratello, padre del ragazzo, che abitano nella stessa grande proprietà di famiglia. Chiara Guerra, insegnante di Lettere molto stimata nell'istituto comprensivo dove lavorava, era stata data per scomparsa quando non si era presentata a scuola, scatenando l'allarme.

Dopo la scomparsa della donna, il nipote era stato visto in paese in stato confusionale, mentre chiedeva informazioni su di lei, alimentando una messa in scena che è durata fino alla notte in cui, di fronte alle prove raccolte, ha infine ceduto e confessato il delitto agli investigatori.

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