Meningococco a Genova, morto il 66enne ricoverato al San Martino
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Redazione Salute
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È morto il 66enne ricoverato all’ospedale San Martino per un sospetto caso di meningococco a Genova. L’uomo, residente nel capoluogo ligure, era stato trasferito nel reparto di rianimazione in gravi condizioni dopo un arresto cardiorespiratorio e gli accertamenti avevano rilevato una presenza significativa di Neisseria meningitidis, il batterio che può causare meningite o sepsi. Il Policlinico ha comunicato il decesso precisando che la morte è avvenuta per le complicazioni legate all’arresto cardiaco che aveva determinato il ricovero e per la conseguente insufficienza respiratoria. Il paziente era stato ricoverato il 27 agosto 2026 per il sospetto di un’infezione invasiva da meningococco.
Meningococco a Genova, il quadro clinico del paziente
Il caso aveva richiesto accertamenti dopo il ricovero in rianimazione al San Martino. Le verifiche avevano evidenziato una presenza significativa di Neisseria meningitidis e, sulla base del sospetto di infezione da meningococco, era stata avviata la terapia antibiotica. La situazione clinica dell’uomo, tuttavia, non presentava le caratteristiche tipiche della meningite: la stessa struttura ospedaliera ha indicato una presentazione non riconducibile al quadro classico della malattia. Il ricovero era stato reso necessario dall’arresto cardiorespiratorio, mentre successivamente si era sviluppata un’insufficienza respiratoria. Sono proprio le complicazioni legate all’arresto cardiaco e la conseguente insufficienza respiratoria ad essere state indicate dal Policlinico come causa del decesso.
La presenza del batterio aveva fatto scattare gli approfondimenti per una possibile infezione invasiva da meningococco. Il dato emerso dagli accertamenti non coincideva quindi con una presentazione clinica tipica della meningite, elemento sottolineato nelle comunicazioni relative al paziente. L’uomo era stato ricoverato in condizioni gravi e sottoposto alle cure previste, compresa la terapia antibiotica, mentre proseguivano le indagini epidemiologiche. La morte è stata comunicata successivamente dall’azienda ospedaliera, che ha collegato il decesso alle conseguenze dell’arresto cardiaco iniziale e all’insufficienza respiratoria sviluppata dopo il ricovero, distinguendo così queste complicazioni dal sospetto di infezione da meningococco rilevato durante gli accertamenti.
Profilassi e contact tracing per i contatti stretti
Parallelamente alla gestione clinica del paziente, sono state attivate le procedure previste per i contatti stretti. Le indagini epidemiologiche erano già in corso e il Policlinico San Martino ha riferito l’avvio del contact tracing finalizzato alla somministrazione della profilassi. Ai contatti stretti dell’uomo è stata quindi somministrata la profilassi in relazione al sospetto caso di meningococco. Questa attività è proseguita mentre venivano approfondite le condizioni del 66enne e la possibile infezione invasiva individuata attraverso gli accertamenti. La misura riguarda le persone considerate contatti stretti del paziente e si inserisce nelle procedure attivate dopo il riscontro significativo di Neisseria meningitidis.
Il caso di meningococco a Genova è stato seguito dunque su due piani distinti: da una parte il trattamento del paziente ricoverato in rianimazione dopo l’arresto cardiorespiratorio, dall’altra le indagini epidemiologiche e la profilassi per i contatti stretti. Il 66enne presentava un quadro definito non tipico della meningite, nonostante gli accertamenti avessero evidenziato la presenza del batterio associato a meningite o sepsi. Dopo il ricovero erano state avviate la terapia antibiotica e le procedure di contact tracing. Il successivo decesso, secondo quanto comunicato dal Policlinico San Martino, è stato attribuito alle complicazioni dell’arresto cardiaco che aveva portato all’ospedalizzazione e alla conseguente insufficienza respiratoria.
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