Meningite a Genova, decesso del 66enne ricoverato al San Martino: avviata la profilassi per i contatti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’uomo di 66 anni, residente a Genova, che era stato ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Martino in seguito a un arresto cardiorespiratorio, è deceduto. La notizia, diffusa dall’Azienda ospedaliera metropolitana, arriva a poche ore dalla comunicazione del ricovero e dall’avvio delle procedure di profilassi per i soggetti che erano stati a stretto contatto con il paziente.

L’uomo era giunto in ospedale in condizioni critiche, con un quadro clinico caratterizzato da una grave insufficienza respiratoria che aveva determinato l’arresto cardiorespiratorio; nelle ore successive, il suo stato di salute ha continuato a peggiorare fino all’esito infausto.

Gli accertamenti e il riscontro del batterio

Durante i primi accertamenti diagnostici effettuati all’indomani del ricovero, i medici del San Martino avevano rilevato una presenza significativa di Neisseria meningitidis in un campione di broncolavaggio. Si tratta del batterio responsabile della meningite e della sepsi, infezioni invasive particolarmente temibili per la loro rapidità di evoluzione e per l’elevato tasso di letalità.

Per confermare la diagnosi e stabilire con esattezza il sierogruppo del ceppo batterico, erano in corso ulteriori analisi sul liquido cefalorachidiano; al momento, tuttavia, non sono stati resi noti i risultati di questi approfondimenti.

Le misure di prevenzione per i contatti stretti

Non appena è emerso il sospetto di infezione da meningococco, le autorità sanitarie hanno attivato tempestivamente il protocollo per il contact tracing, al fine di individuare tutte le persone che erano state a stretto contatto con il 66enne nei giorni precedenti il manifestarsi dei sintomi.

A questi soggetti, come da prassi in questi casi, è stata somministrata una profilassi antibiotica mirata a prevenire l’eventuale insorgenza della malattia; l’intervento rapido, in situazioni analoghe, si è rivelato cruciale per limitare la circolazione del batterio e per evitare il formarsi di nuovi focolai.

Il quadro clinico e il decorso ospedaliero

Le condizioni dell’uomo, fin dal momento del ricovero, erano apparse estremamente gravi: l’arresto cardiorespiratorio e la grave insufficienza respiratoria che lo avevano colpito avevano reso necessario il suo trasferimento immediato in rianimazione, dove era stato sottoposto a terapia antibiotica e a supporto vitale. Nonostante gli sforzi del personale sanitario, nelle ultime ore si è verificato un ulteriore aggravamento del quadro clinico, che ha condotto al decesso del paziente.

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