Juventus, la notte del riscatto: David ritrova il gol e lo spogliatoio lo abbraccia
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Redazione Sport
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Il sollievo, quello vero e palpabile, ha il volto di un giocatore finalmente libero e la forma di un cerchio compatto di compagni, che a Reggio Emilia ha chiuso simbolicamente una parentesi difficile. La larga vittoria per 3-0 sul campo del Sassuolo, costruita sull’autorete di Muharemovic e sui successivi gol di Fabio Miretti e di Jonathan David, consegna alla Juventus di Luciano Spalletti un bottino di fondamentale importanza per la corsa alla Champions, permettendo di agganciare il quarto posto in classifica. Al di là del risultato, però, la serata al Mapei Stadium è stata soprattutto l’occasione per voltare pagina dopo l’amaro episodio del rigore fallito contro il Lecce, un evento che aveva scatenato un fiume di critiche aspre, alcune delle quali decisamente pesanti, rivolte proprio al centravanti canadese.
La scelta corale dello spogliatoio bianconero
Spalletti, parlando ai microfoni di DAZN nel post-partita, ha spiegato con chiarezza la scena dell’abbraccio collettivo che ha seguito il gol di David, il primo in Serie A dopo 135 giorni di astinenza. “C’è stata una presa di posizione da parte della squadra, a difesa di David”, ha dichiarato il tecnico, sottolineando come, di fronte a certe offese provenienti dall’esterno, sia necessario far sentire il sostegno del gruppo a chi si trova sotto attacco. Una reazione organica e preparata, come ha poi precisato anche in un’altra intervista: “Avevamo deciso che saremmo tutti andati ad abbracciarlo dopo il gol”, confessando persino di essersi esposto a qualche calcio pur di unirsi alla celebrazione. Quella che potrebbe sembrare una semplice festa per una rete diventa, quindi, un gesto di solidarietà tattica, un modo per sigillare le porte di uno spogliatoio che intende presentarsi come un blocco unico, impermeabile alle pressioni esterne.
La questione del rigore e la responsabilità del capitano
Riguardo all’episodio del rigore sbagliato contro il Lecce, Spalletti ha fornito una ricostruzione che sposta i riflettori sulla dinamica interna e sulla catena di comando. “Locatelli, da capitano, si è preso la responsabilità di affidargli il tiro”, ha spiegato il coach, aggiungendo che, una volta presa quella decisione, togliere il pallone dalle mani del designato esecutore diventa un’operazione psicologicamente complicata. Una spiegazione che, senza addentrarsi in polemiche, delinea i meccanismi di responsabilità e fiducia che governano il gruppo in momenti di così alta tensione. Da qui, probabilmente, nasce anche la riflessione più ampia dell’allenatore sulla necessità di non lasciare “finestre aperte”, metafora per indicare quelle falle attraverso le quali il rumore di fondo e le critiche possono insinuarsi, disturbando l’ecosistema della squadra.
La prestazione e il peso dei numeri
Sul piano puramente tecnico, la partita ha visto una Juventus efficace e in controllo, capace di capitalizzare le proprie occasioni e di mantenere la porta inviolata, continuando un trend positivo che conta ormai otto successi nelle ultite dieci gare considerando tutte le competizioni. La prestazione di David, prima del gol, era stata definita “ordinaria” da alcune cronache, ma il suo contributo è andato oltre il semplice timbro: l’assist preciso per il goal di Miretti, infatti, aveva già dimostrato la sua utilità al di fuori dell’area di rigore. Per un attaccante, però, è il gol a rappresentare l’unità di misura più crudele e al tempo stesso più liberatoria, e il momento della gioia condivisa dopo la rete ha rappresentato la chiusura ideale di un cerchio che si era aperto con le polemiche. La squadra, nel suo insieme, ha mostrato di aver compreso l’importanza di proteggere i propri elementi, trasformando una potenziale frattura in un’occasione per dimostrare coesione.




