Monfalcone in piazza per Gaza: cento persone contro "il genocidio"
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Redazione Esteri
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Un centinaio di manifestanti si è radunato sabato pomeriggio nel cuore di Monfalcone, agitando bandiere palestinesi e scandendo parole d’accusa contro quello che hanno definito, senza mezzi termini, «un genocidio». Alessandro Perrone, attivista avvolto nella kefiah, ha tenuto il microfono con una mano mentre con l’altra reggeva un cartello, insistendo sul fatto che il termine «Olocausto» vada usato «quando a morire sono bambini a migliaia». La protesta, seppur contenuta nel numero, ha riempito lo spazio con cori e slogan contro l’operazione militare israeliana a Gaza, descritta come «pulizia etnica».
Quella che doveva essere una campagna lampo per annientare Hamas si è trasformata, dopo diciotto mesi, in un conflitto logorante. Sebbene l’esercito israeliano abbia inflitto colpi durissimi al gruppo militante, la distruzione totale appare un obiettivo irraggiungibile senza un’occupazione permanente della Striscia, opzione che lo stesso governo di Tel Aviv sembra escludere. Le macerie di Gaza, oltre a nascondere tunnel e resistenti, raccontano una guerra che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non ha prodotto una vittoria netta.
Sul fronte degli aiuti umanitari, le accuse di «sterminio per fame» si sono rivelate, secondo diverse fonti, prive di fondamento. Nonostante i ritardi e le difficoltà nel trasporto dei beni di prima necessità, non si sono registrati decessi direttamente riconducibili alla carestia. Ciò non toglie che la situazione resti drammatica, con ospedali al collasso e infrastrutture distrutte, ma smonta la narrazione di un piano premeditato per affamare la popolazione.




