L’incertezza della guerra ridefinisce l’agenda delle banche centrali
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La settimana che si apre lunedì 16 marzo si preannuncia come uno spartiacque per i mercati finanziari, alle prese con un’agenda fittissima di appuntamenti macroeconomici e, soprattutto, di decisioni di politica monetaria. Il conflitto in Iran, con la sua scia di incertezze geopolitiche e la conseguente impennata del prezzo del greggio, ha di fatto riscritto i piani dei banchieri centrali, costringendoli a rivedere le proprie strategie in un contesto che molti davano ormai per archiviato, quello di un’inflazione sotto controllo. Se solo poche settimane fa si discuteva dell'entità e della tempistica dei prossimi tagli ai tassi, ora l'ipotesi di un ulteriore inasprimento, o quantomeno di una pausa prolungata, torna prepotentemente sul tavolo, gettando un'ombra lunga sulle prospettive di crescita.
Il ritorno dell’inflazione e il prezzo del petrolio
Il principale artefice di questo cambio di rotta è il petrolio, la cui quotazione, dopo aver superato quota cento dollari al barile, stenta a scendere nonostante gli annunci sul ricorso alle riserve strategiche da parte dei paesi consumatori. Questa fiammata, innescata direttamente dalle ostilità in Medio Oriente e dalle interruzioni delle rotte marittime nel Golfo Persico, riaccende i timori inflazionistici in un’Europa fortemente dipendente dalle importazioni di energia. Secondo un’analisi del think tank Ember, nei soli primi dieci giorni del conflitto, i costi di produzione dell'energia elettrica da gas nell'Unione Europea sono raddoppiati, con un aggravio di spesa per le importazioni di combustibili fossili stimato in circa due miliardi e mezzo di euro. È in questo clima di rinnovata tensione sui prezzi che si riuniscono i direttivi delle principali banche centrali.
La Bce tra cautela e possibili sorprese
A Francoforte, il consiglio direttivo della Banca centrale europea si riunirà mercoledì 18 e giovedì 19 marzo in un'atmosfera di grande cautela, ma anche di concreta apprensione. La presidente Christine Lagarde, intervenuta lo scorso 10 marzo, aveva già lanciato un segnale inequivocabile, dichiarando che l'istituto farà “tutto il necessario” per evitare che i cittadini europei subiscano una nuova ondata di rincari simile a quella del 2022. Una posizione, la sua, che mira a tenere ancorate le aspettative, ma che si scontra con la crescente volatilità. Più netta e preoccupata è invece la posizione di Peter Kazimir, governatore della banca centrale slovacca e membro del consiglio, il quale, in un'intervista a Bloomberg, ha avvertito che il conflitto in Iran rischia di rendere un aumento dei tassi di interesse “più vicino di quanto molti pensino”, nonostante fino a poco tempo fa non si escludesse una pausa prolungata. Kazimir ha sottolineato come le imprese, memori degli anni dell'alta inflazione, potrebbero trasferire rapidamente i maggiori costi energetici sui prezzi finali, innescando una pericolosa spirale rivendicativa sui salari.
Il dilemma della Federal Reserve e l’incognita prezzi
Oltreoceano, la Federal Reserve si trova ad affrontare un dilemma simile, seppur in un contesto economico differente. La banca centrale americana, che concluderà la sua due giorni giovedì 19, deve fare i conti con un’economia che mostra ancora segni di resilienza, ma anche con l’impatto indiretto del caro-energia. Il rincaro della benzina, effetto immediato della corsa del greggio, potrebbe infatti riverberarsi sulle aspettative di inflazione delle famiglie e delle imprese, complicando il lavoro di chi, come il presidente Jerome Powell, cerca un equilibrio tra la necessità di sostenere la crescita e quella di non allentare troppo prima del tempo la presa sul costo del denaro. Le ripercussioni si fanno sentire anche su altri settori: gli indici del comparto immobiliare, particolarmente sensibili alle variazioni dei tassi, hanno chiuso un’altra settimana in negativo, gravati dall’incertezza sul futuro costo del credito, che potrebbe raffreddare ulteriormente la domanda di mutui e prestiti. In questo scenario, ogni parola che uscirà dalle riunioni di questa settimana sarà scrutata con una lente d’ingrandimento, alla ricerca di un indizio, di un segnale, che possa orientare le prossime mosse in un labirinto di variabili tutte in divenire.




