Il caso Costantini, la procura indaga per omicidio e la compagna racconta: «Non era più sereno»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La morte di Andrea Costantini, il 38enne trovato senza vita lo scorso 15 settembre all’interno della cella frigorifera dell’Eurospin di Termoli dove era impiegato, si è trasformata in un intricato giallo giudiziario che la Procura di Larino, guidata dal sostituto procuratore Marianna Meo, sta ora tentando di dipanare. Se le prime ipotesi, avanzate subito dopo il ritrovamento del Corpo, avevano indirizzato le autorità verso la pista del suicidio, i tenaci dubbi sollevati dalla famiglia hanno spinto la magistratura a riaprire le indagini, archiviando la teoria del gesto estremo e aprendo un fascicolo contro ignoti per omicidio e per il reato di istigazione al suicidio. L’attenzione dei media nazionali si è riaccesa sul caso, che ha visto una recente e toccante partecipazione della trasmissione “La Vita in Diretta”, la quale ha mandato in onda un collegamento proprio dal muraglione del borgo antico della città molisana, riportando la vicenda al centro del dibattito pubblico attraverso la voce di chi, come la compagna Angela, continua a chiedere giustizia.

La richiesta di verità e le parole della compagna

Proprio la compagna, Angela, intervenuta durante il programma televisivo, ha offerto uno squarcio significativo sullo stato d’animo dell’uomo nei giorni precedenti la tragedia, fornendo forse un tassello cruciale per le indagini. «Andrea non era più sereno negli ultimi mesi», ha dichiarato in diretta, una testimonianza che, sebbene volutamente discreta e priva di dettagli espliciti, delinea un quadro di malessere interiore che la famiglia ritiene incompatibile con la tesi di un suicidio. Questa percezione di un cambiamento, di un’inquietudine che aveva offuscato la sua normale condotta di vita, costituisce il fondamento delle perplessità dei suoi cari, i quali da subito hanno respinto con forza l’idea che potesse essersi tolto la vita volontariamente, spingendo invece gli inquirenti a considerare dinamiche più complesse e forse riconducibili a pressioni esterne.

La svolta delle indagini e l’ipotesi della riesumazione

La determinazione dei familiari, unita agli elementi emersi dalle prime indagini, ha convinto la Procura a imboccare una strada completamente nuova, trasformando un iniziale caso di morte apparentemente accidentale o volontaria in un’inchiesta per omicidio. La magistratura, la quale sta valutando con estrema attenzione ogni opzione investigativa, sta seriamente considerando di disporre la riesumazione della salma di Costantini, originario di Penne, per procedere a una nuova autopsia. Questa decisione, tecnicamente complessa e carica di implicazioni emotive per i congiunti, risponde all’esigenza di acquisire elementi probatori più solidi e di sciogliere una volta per tutte i numerosi interrogativi che ancora avvolgono la dinamica del decesso, accertando con maggiore precisione le cause che lo hanno provocato.

Il lavoro della procura e il percorso verso la verità

L’apertura del nuovo fascicolo da parte della Procura di Larino rappresenta dunque una svolta decisiva, segnando il passaggio da una fase di ricostruzione dei fatti a una formale investigazione penale che mira a individuare eventuali responsabilità. L’obiettivo dichiarato degli inquirenti, i quali stanno vagliando con scrupolo ogni possibile movente e ricostruzione, è quello di fare piena luce su quanto accaduto quella notte di settembre all’interno del supermercato, onorando la richiesta di verità avanzata con tanta insistenza dai genitori e dai legami affettivi più stretti del 38enne. Il caso, che ha profondamente scosso la tranquilla realtà termolese, rimane quindi tutt’altro che chiuso, con la giustizia che ora cerca risposte più concrete, mentre la famiglia attende, con la speranza che il dolore possa un giorno trasformarsi in chiarezza.

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