Nella manovra 2026 si delinea una ritenuta dell'1% sui pagamenti B2B
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Redazione Economia
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Tra gli intricati meandri del maxi emendamento alla Legge di Bilancio per il 2026, depositato in commissione al Senato, emerge una misura che punta dichiaratamente ad affilare le armi della lotta all'evasione. Il governo, infatti, ha inserito un provvedimento finalizzato a potenziare la base informativa a disposizione dell'Agenzia delle Entrate, strumento fondamentale per le attività di analisi del rischio e per la selezione dei contribuenti da sottoporre a verifica. L'obiettivo, oltre a consolidare gli effetti della riforma fiscale prevista dal Pnrr, è quello di tracciare in maniera più capillare i flussi finanziari tra le imprese, attraverso un meccanismo che, pur nella sua apparente semplicità, rappresenta una novità di sistema.
Il meccanismo previsto e le sue esclusioni
La misura, la cui attuazione è prevista a partire dal 2029, introduce una ritenuta alla fonte dell'1% sull'importo delle fatture relative alle vendite di beni e servizi tra soggetti imprenditoriali. Questo strumento, che di fatto estende un principio finora applicato in altri contesti a tutte le operazioni cosiddette business-to-business, mira a creare un tracciamento sistematico dei pagamenti. Tuttavia, il disegno normativo – come analizzato in un approfondito articolo di Italia Oggi – non è onnicomprensivo e prevede importanti esclusioni. Ne saranno infatti escluse quelle realtà che hanno già scelto un percorso di trasparenza fiscale, come le imprese aderenti al concordato preventivo o quelle che operano nel regime dell'adempimento, creando così un differenziale tra chi già collabora con il fisco e chi, potenzialmente, resta in una zona d'ombra.
Uno strumento di tracciamento e finanziamento
La ratio del provvedimento, al di là dell'impatto immediato sulle casse dello Stato, è principalmente informativa. La ritenuta, che funzionerebbe come un anticipo sulle imposte future, permetterebbe all'Amministrazione finanziaria di incrociare con maggiore precisione i dati dichiarati dalle parti coinvolte in una transazione. Questo flusso di informazioni, incanalato attraverso i meccanismi delle ritenute, andrebbe a consolidare il patrimonio di dati già a disposizione degli uffici, rendendo più difficile la discrepanza tra ricavi effettivi e ricavi dichiarati. Parallelamente, le risorse così raccolte sono destinate a finanziare altre misure della manovra, come l'iperammortamento, in un gioco di compensazioni interne alla macchina statale.
Il contesto più ampio della revisione fiscale
Questa proposta si inserisce in un quadro di revisione degli strumenti di contrasto all'evasione che, come spesso accade, procede per aggiustamenti e correttivi. Sempre nella stessa manovra, ad esempio, viene abrogato il divieto di compensazione tra crediti e debiti di natura fiscale e contributiva, un'altra modifica significativa che altera gli equilibri nei rapporti tra imprese e fisco. L'intreccio tra queste norme disegna una strategia che punta sia sulla semplificazione di alcuni adempimenti, sia sull'inasprimento del controllo, cercando di colmare quelle falle del sistema che per anni hanno permesso di eludere gli obblighi tributari. La misura della ritenuta, in particolare, segna un passo verso un modello in cui ogni transazione commerciale significativa lascia una traccia digitale obbligatoria, riducendo gli spazi per l'economia sommersa.




