Manovra, il governo cambia ancora: via le pensioni, arriva la ritenuta per le imprese
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Redazione Economia
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Il percorso della legge di Bilancio 2026, mentre si avvia verso il voto finale in Senato previsto per il 22 dicembre, registra un ulteriore significativo ridimensionamento degli intenti iniziali. Depositato in commissione Bilancio a Palazzo Madama, un nuovo emendamento governativo sancisce infatti la definitiva caduta di ogni misura sulle pensioni, un capitolo che, dopo molte discussioni, viene così completamente archiviato. Il testo, al contrario, riconferma senza variazioni le disposizioni sull'iperammortamento, la cui proroga è fissata al 2028 insieme a una stretta sugli investimenti green, e gli interventi di rimodulazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una scelta, questa, che delinea con chiarezza le priorità dell'esecutivo in una fase di stringenti vincoli di finanza pubblica.
La nuova ritenuta d'acconto: aliquote e scadenze
La vera novità, che guarda dritto ai conti pubblici e all'esigenza di incrementare le entrate, passa invece dal mondo delle imprese. Lo stesso emendamento, infatti, anticipa al 2028 la modifica della ritenuta d'acconto nelle transazioni business-to-business, un meccanismo che si prospetta come una significativa novità nel panorama fiscale italiano. L'aliquota, calcolata sull'importo netto dell'Iva da corrispondere, scatterà inizialmente allo 0,5% per poi salire stabilmente all'1% a partire dal 2029, confermando in sostanza l'impianto già previsto per quell'anno ma spostandone l'operatività in avanti. Si tratta, in altre parole, di una sorta di prelievo "in anticipo" che le aziende applicheranno sui pagamenti ai propri fornitori, versandolo poi allo Stato.
Un meccanismo che cambierà la gestione quotidiana
Provando a immaginare la concreta applicazione della norma, che trasformerà ogni transazione commerciale in un adempimento più articolato, è possibile delineare gli effetti pratici sulla gestione ordinaria. Ogni fattura tra imprese comporterà, per l'acquirente, il calcolo della ritenuta sull'importo dovuto, il suo trattenimento e il successivo versamento all'erario secondo le modalità e i termini che verranno stabiliti. Un processo che, se da un lato mira a garantire un flusso di cassa più costante per la finanza pubblica, dall'altro introduce una complessità amministrativa non indifferente, soprattutto per quelle realtà che gestiscono un elevato volume di scambi. Alcuni di essi, soprattutto i più piccoli, potrebbero trovarsi a dover rivedere i propri processi interni.
La corsa contro il tempo per l'approvazione
L'attenzione è ora tutta concentrata sul calendario parlamentare, il cui rispetto non è un mero adempimento formale bensì una condizione necessaria per l'entrata in vigore delle norme dal primo giorno del nuovo anno. Dopo il passaggio in Senato, la palla passerà infatti alla Camera dei Deputati per il via libera definitivo, in modo che la manovra possa essere pubblicata nella Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre. Un iter serrato, quello che si prospetta nelle prossime settimane, durante il quale il testo potrebbe ancora subire modifiche, sebbene le linee portanti sulle materie fiscali appaiano ormai definite nell'ottica di bilanciare gli stimoli all'economia, come l'iperammortamento, con nuove entrate.




