Il governo sposta ItaliaMeteo a Roma, l'ira di de Pascale e Lepore: «Rischio smantellamento»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La decisione, seppur non ancora formalizzata in un atto definitivo, pare ormai presa negli uffici romani: l'Agenzia nazionale per la meteorologia e climatologia «ItaliaMeteo», che dal suo avvio operativo aveva trovato collocazione all'interno del Tecnopolo Dama di Bologna, verrà trasferita nella capitale. La notizia, filtrata nelle ultime ore e confermata da fonti di Regione e Comune, ha scatenato la reazione durissima del presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, i quali parlano di un vero e proprio «rischio di smantellamento» per una struttura che rappresenta un tassello fondamentale dell'ecosistema scientifico cittadino -1.

A innescare la polemica è una modifica contenuta nella Legge di Bilancio per il 2026, che ridefinisce l'assetto di governance dell'ente. Non solo si prevede il superamento della sede bolognese a favore di un'unica sede a Roma – la cui ubicazione precisa verrebbe definita in un successivo Statuto – ma la nuova configurazione, come spiegano i due amministratori in una nota congiunta, escluderebbe di fatto le Regioni dalla definizione delle linee strategiche, attribuendo gli indirizzi al Dipartimento nazionale di Protezione civile -3. Una scelta, questa, che rischia di limitare l'autonomia tecnico-scientifica dell'Agenzia, riducendola a una struttura meramente esecutiva e privandola di quella capacità di agire con agilità e rapidità che sarebbe invece necessaria.

La vicenda, peraltro, assume contorni paradossali se si considera il contesto in cui ItaliaMeteo si trova a operare oggi. Il Dama Tecnopolo, sorto nell'area dell'ex Manifattura tabacchi di via Stalingrado, non è un semplice contenitore di uffici, bensì uno dei principali hub europei nel campo del calcolo ad alte prestazioni, dell'intelligenza artificiale e delle scienze del clima -2. Al suo interno, oltre ad ItaliaMeteo, lavorano il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf) – che scelse Bologna dopo la Brexit – il Cineca, il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, il Cnr con l'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima e, a breve, anche l'Università delle Nazioni Unite con un centro dedicato proprio all'intelligenza artificiale e ai big data applicati al cambiamento climatico -5-9. Strappare l'Agenzia da questo contesto, sottolineano de Pascale e Lepore, significa frammentare un «unicum scientifico e tecnologico» che rappresenta un'infrastruttura strategica per l'intero Paese e che consente all'Italia di presentarsi compatta e competitiva nello scenario internazionale.

I numeri e il personale dell'Agenzia nel mirino della riorganizzazione

Oltre alla questione della sede e della governance, a preoccupare gli amministratori locali è la sorte dei lavoratori e la continuità delle attività finora svolte. ItaliaMeteo, che impiega una ventina di persone arrivate in larga parte dalle Arpa regionali di appartenenza, svolge funzioni decisive che vanno dall'accentramento e ridistribuzione dei dati osservativi nazionali alla gestione della modellistica operativa a supporto dei Centri funzionali di Protezione civile, dalle previsioni stagionali per il sistema produttivo alla sorveglianza meteorologica e marina, fino all'aggiornamento del quadro climatico nazionale e a progetti internazionali che iniziano a utilizzare applicazioni di intelligenza artificiale -1. Interrompere o anche solo rallentare questo percorso, avvertono de Pascale e Lepore, significherebbe creare un vuoto pericoloso proprio mentre la crisi climatica, con i suoi eventi estremi sempre più frequenti e devastanti – come le alluvioni che hanno colpito l'Emilia-Romagna – richiederebbe invece più integrazione, più capacità previsionale e un maggior coordinamento tra centro e territorio.

A ciò si aggiunge un'altra circostanza che alimenta la preoccupazione: i due mesi di commissariamento che l'ente ha attraversato non avrebbero prodotto, ad oggi, risultati concreti sul piano organizzativo e strategico. La Regione Emilia-Romagna, va ricordato, con una legge del 2019 (la n. 7 del 17 giugno) aveva messo a disposizione a Titolo gratuito gli spazi del Dama proprio per favorire il consolidamento della sede tecnica dell'Agenzia, un investimento – come lo definiscono il sindaco e il presidente – che era stato pensato come strategico per il Paese e non per un singolo territorio -3. Ora, invece, si profila un trasferimento che rischia di vanificare quell'investimento e di indebolire un presidio nazionale che, come ribadiscono de Pascale e Lepore, è fondamentale per la sicurezza dei cittadini, per la pianificazione territoriale, per l'agricoltura e per la gestione delle risorse idriche. Per questo, la richiesta che arriva da Bologna è quella di un confronto serio e costruttivo con il governo, nell'interesse superiore del sistema Paese.

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