Perché l’autodifesa di Sala ha suonato come una confessione
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Redazione Interno
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L’intervento di Beppe Sala in consiglio comunale, atteso per giorni dopo lo scoppio dell’inchiesta sulla gestione urbanistica di Milano, avrebbe potuto essere un’occasione per ribadire la propria posizione con chiarezza. Eppure, nonostante la dichiarazione iniziale – «Ho le mani pulite, non mi dimetto» –, il sindaco ha finito per offrire un’immagine tutt’altro che risolutiva. Quello che avrebbe dovuto essere un discorso di fermezza si è trasformato, agli occhi di molti, in un passo falso comunicativo, se non in un vero e proprio harakiri politico.
La premessa scelta da Sala, che ha insistito sull’aver agito sempre «nell’interesse delle cittadine e dei cittadini», risulta debole di fronte alle accuse dei pm. Non si tratta, come ha tenuto a precisare lo stesso sindaco, di ipotesi di arricchimento personale, bensì di un sistema di governance che, secondo la procura, avrebbe favorito in modo sproporzionato i grandi gruppi immobiliari. Le carte, è vero, recano tutti i timbri necessari, ma è proprio qui che si annida il nodo della questione: la legalità formale non basta a giustificare accordi che, stando agli investigatori, avrebbero distorto le regole a vantaggio di pochi.
Gli elementi contestati – varianti edilizie, premi di cubatura, deroghe morfologiche – sono stati definiti dai pm come il frutto di una «regia occulta», basata su pratiche che, seppur formalmente ineccepibili, avrebbero svuotato di senso il concetto stesso di interesse pubblico. Non è un caso che l’inchiesta faccia riferimento a precedenti come il rapporto Monti del 2013 o alle sentenze del Consiglio di Stato, che già denunciavano meccanismi opachi nella pianificazione urbana.
Quello che colpisce, però, è la scelta di Sala di concentrarsi su aspetti marginali, come la polemica con il consigliere di Fratelli d’Italia Enrico Marcora, autore di un post in cui il sindaco veniva ritratto – grazie all’intelligenza artificiale – con una tuta da detenuto. Una reazione comprensibile sul piano umano, ma politicamente inefficace, che ha finito per distogliere l’attenzione dalle questioni sostanziali.




