Kimberly Guilfoyle lascia l'ambasciata Usa in Grecia: respinge le accuse
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Redazione Esteri
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L'ambasciatrice degli Stati Uniti in Grecia, Kimberly Guilfoyle, ha rassegnato le dimissioni dopo che la Casa Bianca glielo ha chiesto formalmente. L'annuncio è arrivato per bocca della nuova portavoce dell'amministrazione, Katie Zacharia, nel suo primo giorno ufficiale di lavoro. Poche ore prima, Donald Trump aveva lasciato intendere che la decisione fosse ormai imminente: «Stava facendo un buon lavoro, ma non mi è piaciuto quello che ho letto», aveva detto il presidente ai giornalisti, precisando di non aver parlato direttamente con lei.
La ricostruzione del Wall Street Journal
A dare il via alla vicenda era stata una serie di articoli del Wall Street Journal, che nei giorni scorsi aveva ricostruito una richiesta di denaro da parte dell'ambasciatrice. Secondo il quotidiano, Guilfoyle avrebbe sollecitato Eric Deters, un sostenitore di Trump ed ex candidato al Congresso in Kentucky, a saldare un debito personale di 100.000 dollari accumulato sulla sua carta di credito American Express. La richiesta sarebbe stata avanzata tramite l'applicazione di messaggistica Signal, pochi giorni prima dell'audizione al Senato per la conferma della sua nomina.
Nei messaggi citati dal giornale, Guilfoyle avrebbe scritto che il trasferimento non sarebbe risultato da nessuna parte se effettuato direttamente ad American Express, aggiungendo in un'altra occasione: «Honey, please, ho bisogno che tu sbrighi questa cosa per me oggi stesso», con tanto di emoji delle mani giunte. Deters ha sostenuto di non aver mai effettuato il pagamento, adducendo motivi personali, e ha affermato che l'ambasciatrice non avrebbe mantenuto le promesse di aiutarlo.
La difesa di Guilfoyle ha contestato l'autenticità dei messaggi, sostenendo che la somma richiesta fosse il corrispettivo per apparizioni pubbliche antecedenti alla nomina e mai corrisposto.
Le reazioni nella fase precedente alle dimissioni
La vicenda aveva creato imbarazzo al segretario di Stato Marco Rubio, che proprio in quei giorni si trovava in visita ad Atene. Interrogato dai giornalisti sulle accuse, Rubio si era limitato a dichiarare che «quel che si legge sui giornali non è Vangelo», rifiutando di confermare o smentire le ricostruzioni. Più diretto era stato il vicepresidente JD Vance, che aveva commentato: «Ovviamente non mi piace che qualcuno venda accesso a un altro funzionario governativo».
Sul versante opposto, alcuni esponenti democratici avevano chiesto un'indagine formale sulla condotta dell'ambasciatrice, citando possibili conflitti di interesse. L'ispettore generale del Dipartimento di Stato aveva avviato un esame informale delle accuse, senza che fosse confermata l'apertura di un'inchiesta ufficiale.
La parabola di Guilfoyle
Ex procuratrice in California e in passato sposata con il governatore Gavin Newsom, Guilfoyle era poi diventata un volto noto di Fox News prima di entrare nell'orbita politica di Trump come compagna del figlio maggiore Donald Jr. La nomina ad ambasciatrice in Grecia era arrivata nel dicembre 2024, in coincidenza con la fine della relazione con Trump Jr. e l'inizio della nuova storia sentimentale di quest'ultimo con Bettina Anderson.
Nelle settimane precedenti alle dimissioni, il Wall Street Journal aveva anche riferito di presunti viaggi di lusso pagati da imprenditori greci e di conversazioni in cui Guilfoyle avrebbe fatto riferimento alla capacità degli Stati Uniti di influenzare gli equilibri politici in Europa, citando il caso della Romania. Nella sua dichiarazione di dimissioni, diffusa sui social, Guilfoyle ha respinto le accuse definendole «false» e ha annunciato l'intenzione di difendersi, ringraziando Trump e Rubio per la fiducia accordatale.
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