Violenza sessuale, Silvestro indagato: la procura di Roma apre un fascicolo sul senatore di Forza Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La parabola giudiziaria che coinvolge il senatore Francesco Silvestro, esponente di Forza Italia e presidente della commissione bicamerale per gli Affari regionali, ha superato la soglia della semplice denuncia stampa per assumere i contorni di un procedimento penale vero e proprio. È di queste ore, infatti, l’iscrizione nel registro degli indagati del parlamentare 55enne, accusato di violenza sessuale da un’imprenditrice 52enne attiva nel commercio di vini.

L’episodio contestato, che la procura di Roma ha ereditato da un ufficio giudiziario pugliese, risalirebbe al 25 febbraio dello scorso anno e sarebbe avvenuto nello studio che Silvestro occupa all’interno del complesso monumentale di San Luigi dei Francesi, sede di uffici parlamentari nel cuore della Capitale.

La scelta della donna di formalizzare la querela, maturata dopo un lungo periodo di assistenza psicologica, ha innescato un meccanismo processuale che coinvolge ora anche un secondo soggetto, un carabiniere legato da parentela al senatore, finito sotto inchiesta per un reato diverso ma comunque connesso alla vicenda.

La ricostruzione della presunta vittima e il ruolo del carabiniere

Secondo quanto riportato dalla denuncia e ripreso dalle agenzie di stampa, l’incontro tra i due – mediato proprio dal militare, che sarebbe marito di una cugina del senatore – era nato con apparenti finalità commerciali: una fornitura di vini destinata alle cantine di una proprietà del politico. La vittima, tuttavia, ha fornito ai magistrati una ricostruzione diametralmente opposta a quella di un normale rapporto d’affari.

Nel verbale, l’imprenditrice ha raccontato di essere stata spinta contro un tavolino e costretta a subire un rapporto sessuale non consensuale sul divano dello studio, in un contesto – durato circa mezz’ora – che l’avrebbe lasciata in uno stato di shock tale da renderle impossibile una reazione immediata. L’elemento che ha ulteriormente complicato il quadro investigativo, portando all’apertura di un secondo filone d’indagine, riguarda i fatti successivi alla presunta aggressione.

L’imprenditrice ha dichiarato di essere stata oggetto di pressioni da parte del carabiniere che aveva organizzato l’incontro, il quale – come riportato dal Corriere della Sera – avrebbe cercato di dissuaderla dal presentare denuncia, un comportamento che è valso al militare l’ipotesi di reato di tentata violenza privata. L’iscrizione nel registro, come osservato da alcuni quotidiani, rappresenta un atto dovuto volto a garantire piena tutela sia alle parti offese che agli indagati, consentendo così lo sviluppo di accertamenti rapidi e approfonditi.

L’effetto mediatico delle dichiarazioni spontanee e la marcia indietro

Se il quadro giudiziario è ancora in fase embrionale, ciò che ha acceso i riflettori in maniera pressoché immediata – al di là degli aspetti strettamente penali – è stato l’approccio comunicativo adottato dallo stesso senatore nelle ore immediatamente successive alla diffusione della notizia. Contattato da una giornalista del quotidiano La Repubblica, Silvestro ha inizialmente liquidato l’accusa con una leggerezza destinata a scatenare un vespaio di polemiche politiche: “Quando mai, non è successo nulla. Poi, modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è una signora normale...

Magari mi vuole estorcere qualcosa”, sono state alcune delle frasi riportate, che sembravano minimizzare la gravità di un’accusa di violenza sessuale riducendola a una questione di attrattiva fisica o di pretesti economici. Queste esternazioni, definite “profondamente inquietanti” da esponenti dell’opposizione come la senatrice del Partito Democratico Vincenza Rando, hanno rapidamente trasformato un fatto di cronaca giudiziaria in un caso politico, mettendo in discussione la sensibilità dello stesso ambiente parlamentare.

Consapevole della piega assunta dal dibattito pubblico, Silvestro ha però effettuato una rapida inversione a U. In una nota successiva, il parlamentare ha formalmente chiesto scusa, definendo quelle espressioni “sbagliate” e frutto di un contesto telefonico che avrebbe potuto generare “fraintendimenti”, pur ribadendo, attraverso i propri legali, la “totale estraneità” ai fatti contestati e la disponibilità a fornire chiarimenti.

Il silenzio dello studio Bongiorno e le implicazioni politiche

Un ulteriore corollario politico della vicenda ha riguardato il mancato sostegno legale alla denunciante, la quale – come raccontato dalla stessa nell’intervista – avrebbe cercato assistenza presso lo studio legale della senatrice Giulia Bongiorno, figura di spicco della Lega e storica avvocata impegnata nella redazione del cosiddetto “ddl stupri”. Secondo la ricostruzione dell’imprenditrice, lo studio della parlamentare avrebbe opposto un rifiuto, adducendo motivi legati al carico di lavoro eccessivo.

Interpellata sulla vicenda, la senatrice Bongiorno ha inizialmente mantenuto una linea di prudenza, trincerandosi dietro il segreto professionale e deontologico: “Non posso parlarne”, avrebbe risposto, senza confermare né smentire la versione fornita dalla presunta vittima.

Questo atteggiamento, sebbene formalmente ineccepibile per un legale, ha generato un certo imbarazzo politico, considerando il contrasto tra l’immagine pubblica della Bongiorno – fondatrice di associazioni per la difesa delle donne – e l’accoglienza riservata a una richiesta d’aiuto proveniente da una persona che si dichiarava reduce da un trauma simile.

Mentre la procura procede nell’acquisizione degli elementi investigativi e il presidente del Senato, Ignazio La Russa, valuta eventuali iniziative disciplinari interne, il fascicolo resta l’unico metro serio per valutare la fondatezza delle accuse; per il momento, per la legge, Silvestro è formalmente indagato, ma resta in attesa della presunzione di innocenza fino a prova contraria.

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