Gaza, quasi 230 giornalisti uccisi. Vittime internet cafè salgono a 39. Netanyahu alla Casa Bianca il 7 luglio
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Redazione Esteri
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L’Ufficio stampa del governo di Gaza ha annunciato la morte del fotoreporter Ismail Abu Hatab, ucciso durante i raid israeliani nella Striscia. La sua scomparsa – come riportato da Al Jazeera – porta a 228 il numero di giornalisti caduti dall’inizio del conflitto. Hatab, che collaborava con diverse testate internazionali, aveva organizzato mostre fotografiche fuori dalla Palestina per documentare la vita sotto assedio, trasformando il suo lavoro in una denuncia senza filtri.
Intanto, il bilancio del raid sull’internet cafè di Gaza City è salito a 39 vittime, in quello che si configura come uno degli attacchi più sanguinosi degli ultimi giorni. Le operazioni militari israeliane, definite dal dott. Munir Al-Bursh, direttore generale del ministero della Salute a Gaza, come una "campagna di genocidio", continuano a colpire indiscriminatamente rifugi e infrastrutture civili. "La situazione sanitaria è terribile, insostenibile", ha dichiarato Al-Bursh, sottolineando come gli ospedali, già al collasso, non riescano più a fronteggiare l’emergenza.
Sul fronte diplomatico, lunedì 7 luglio il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu incontrerà il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca. Secondo fonti vicine all’amministrazione americana, citate dal Times of Israel, al centro dei colloqui ci saranno la guerra a Gaza e il possibile rilascio degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas. Trump, che ha più volte espresso l’intenzione di chiudere il conflitto, sembra voler spingere per una soluzione negoziale, sebbene al momento non siano previsti nuovi round di mediazione.
Da parte sua, Hamas – attraverso le parole del portavoce Taher Nunu – ha dichiarato al quotidiano egiziano Al-Shorouk che, pur non essendo in programma incontri ufficiali con i mediatori, il gruppo "non ha obiezioni" a riaprire il dialogo. I contatti, ha aggiunto Nunu, proseguono in maniera informale, mentre sul campo la spirale di violenza non dà segni di tregua.




