Taglio alle detrazioni sopra i 75mila euro: cosa si salva e come funziona la nuova regola

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Chi rientra nelle fasce di reddito più elevate, quelle che superano i 75mila euro, dovrà fare i conti con le nuove regole sulle detrazioni introdotte dalla Legge di Bilancio 2025. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare 6/2025, ha chiarito come applicare il tetto progressivo alle agevolazioni fiscali, lasciando però ai contribuenti la possibilità di scegliere quali spese detrarre, privilegiando quelle con i benefici più consistenti.

Il nuovo articolo 16-ter del Testo unico delle imposte sui redditi stabilisce che, per chi ha un reddito complessivo oltre i 75mila euro, l’ammontare massimo delle detrazioni si riduce gradualmente. Un sistema che, tuttavia, prevede eccezioni per le famiglie numerose o con figli con disabilità, alle quali sono riservate condizioni più favorevoli. Se da un lato il legislatore ha voluto limitare i vantaggi fiscali per i contribuenti più abbienti, dall’altro ha cercato di evitare penalizzazioni eccessive per chi sostiene oneri particolarmente gravosi.

Ma non è solo la soglia dei 75mila euro a cambiare le carte in tavola. Già per chi supera i 50mila euro di imponibile, infatti, scatterà una decurtazione automatica di 260 euro nella dichiarazione precompilata. Un aggiustamento che, se da una parte semplifica il processo, dall’altra rischia di cogliere impreparati coloro che non ne erano a conoscenza.

Le spese che restano fuori dal tetto, e che quindi continuano a beneficiare delle detrazioni senza limitazioni, sono quelle relative a interventi di riqualificazione energetica, alle ristrutturazioni edilizie e alle donazioni a favore di enti no-profit. Voci che, almeno per ora, il legislatore ha voluto mantenere intatte, riconoscendone il valore sociale o la funzione di stimolo all’economia.

La dichiarazione dei redditi, specie per chi si affida al modello 730, si conferma un terreno insidioso, dove anche un piccolo errore può tradursi in sanzioni fino a 250 euro o in ritardi nei rimborsi. L’Agenzia delle Entrate, del resto, ha più volte sottolineato l’importanza di verificare con attenzione i dati precompilati, soprattutto alla luce delle novità introdotte quest’anno.

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