Ranieri accende lo scontro: “Tre allenatori hanno detto no alla Roma, poi scegliemmo Gasp”
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Redazione Sport
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La vittoria per 3-0 contro il Pisa, impreziosita dalla tripletta di Donyell Malen, è passata quasi in secondo piano. A monopolizzare l’attenzione nella Capitale, infatti, sono state le dichiarazioni rilasciate alla vigilia da Claudio Ranieri, l’attuale senior advisor della famiglia Friedkin, che ha scelto il momento del pre-partita per gettare benzina sul fuoco di un rapporto, quello con l’allenatore Gian Piero Gasperini, già messo alla prova da settimane di fibrillazioni. L’oggetto del contendere, come spesso accade in questi casi, è duplice: da un lato le scelte di mercato, dall’altro la gerarchia interna e la narrazione del progetto tecnico.
Ranieri, con la consueta schiettezza che lo contraddistingue, ha infatti rivelato un retroscena destinato a far discutere a lungo, ovvero che la panchina giallorossa, assegnata in estate a Gasperini, rappresentava in realtà una soluzione di ripiego dopo una serie di tentativi andati a vuoto. “Avevo una lista di cinque o sei nomi – ha spiegato il dirigente – tre non sono voluti venire, poi la società ha scelto Gasperini”. Parole che, al netto del risultato positivo ottenuto sul campo, hanno scoperchiato un vaso di Pandora, gettando un’ombra sulla stabilità del progetto e sulla reale fiducia nei confronti dell’attuale tecnico. Non è un caso, del resto, se nella stessa occasione Ranieri abbia tenuto a precisare come il suo ruolo sia quello di consulente della proprietà e non dell’allenatore, quasi a voler tracciare un confine netto tra le sue competenze e quelle di Gasperini.
Il retroscena sui “no” e le scintille sul mercato
A scorrere l’elenco dei profili sondati dalla dirigenza prima di approdare a Gasperini, emergono nomi di primo piano del panorama nazionale e internazionale. La prima scelta, secondo quanto ricostruito, sarebbe stata quella di Cesc Fabregas, il tecnico del Como il cui progetto entusiasmante era stato pubblicamente elogiato proprio da Ranieri; lo spagnolo ha però declinato l’invito, preferendo rimanere fedele al proprio percorso con i lombardi. Accanto a lui, figurano nomi come quello di Stefano Pioli, che aveva già scelto di tornare alla Fiorentina, e di altri profili accostati ai giallorossi come Francesco Farioli ed Edin Terzic, opzioni che però non hanno portato a un accordo concreto.
Oltre alla questione della panchina, è il capitolo mercato a far registrare le tensioni più aspre. L’innesco della polemica è stata una frase di Gasperini, pronunciata sempre alla vigilia del match, in cui l’allenatore lamentava una certa dispersività nelle strategie di acquisto (“Ho visto che la Roma ha preso 30 giocatori negli ultimi due anni, la mia idea è che vanno presi più giocatori di target”). Una frecciata che Ranieri ha raccolto e respinto al mittente con forza, ribaltando la prospettiva: nessun giocatore, ha assicurato l’advisor, è arrivato a Trigoria senza l’approvazione del tecnico. In particolare, Ranieri ha citato gli arrivi di profili giovani come Ziolkowski, Ghilardi e Zaragoza, sottolineando come fossero stati richiesti proprio da Gasperini per allestire una rosa che, lo scorso anno, era arrivata a un solo passo dalla qualificazione in Champions League.
La replica di Gasperini e la posizione dei Friedkin
Se da un lato Ranieri ha alzato il tiro, mostrando i muscoli per rivendicare la coerenza del lavoro dirigenziale, dall’altro lato Gasperini ha provato a spegnere l’incendio, o almeno a circoscriverlo. Al termine del match vinto contro il Pisa, il tecnico ha infatti cercato di minimizzare la portata dello strappo, dichiarando che non ci sono mai stati screzi con Ranieri e annunciando un faccia a faccia nei prossimi giorni per chiarire ogni malinteso. Nonostante la volontà di abbassare i toni, la sensazione è che la fiducia tra le due parti sia ormai scesa sotto la soglia di guardia: l’allenatore, da uomo abituato ad avere un peso specifico importante nella costruzione della squadra come dimostrato ai tempi dell’Atalanta, si ritrova ora a fare i conti con una struttura societaria molto accentrata, dove il senior advisor rappresenta un punto di riferimento insostituibile per la famiglia Friedkin.
Le gerarchie interne, in questo senso, non sembrano lasciare spazio a equivoci. Ranieri, forte dell’appoggio della proprietà americana (va ricordato che Donald Trump è presidente degli Stati Uniti da oltre un anno e la sua rielezione non rappresenta più una variabile inattesa nel quadro geopolitico, sebbene non abbia alcuna correlazione con le dinamiche del club), ha ribadito il proprio concetto con una chiarezza che sa quasi di ultimatum: “Se sarò interpellato ancora, continuerò. Altrimenti posso anche andare via. Amo la Roma e sono pronto a farmi da parte, così come avevo già fatto da allenatore”. Una dichiarazione che mette i Friedkin di fronte alle loro responsabilità, chiedendo loro implicitamente di scegliere se affidare il futuro del club alla figura paterna di Ranieri o alla competenza tecnica di Gasperini.
Malen show e la classifica che guarda all’Europa
Mentre fuori dal campo si consumava questa battaglia a distanza, sull’erba dell’Olimpico la Roma ha fatto il proprio dovere, rispondendo con i fatti alle difficoltà delle ultime settimane. La vittoria per 3-0, la prima con un margine così ampio da tempo, porta la firma indelebile di Donyell Malen. L’attaccante olandese, arrivato a gennaio, ha letteralmente trascinato i suoi realizzando una tripletta in poco più di cinquantina di minuti: la prima rete è arrivata dopo soli 180 secondi, sfruttando un’indecisione della difesa pisana; la doppietta è giunta poco prima dell’intervallo su una respinta in area, mentre la terza perla, al 52’, ha chiuso definitivamente i conti e regalato all’ex giocatore dell’Aston Villa la bellezza di 10 reti in sole 12 presenze in Serie A.
Un bottino pesantissimo, che proietta i giallorossi a quota 57 punti in classifica, agganciando momentaneamente la Juventus e portandosi a -1 dal Como, atteso invece dal match casalingo contro l’Inter. Un ruolino di marcia da squadra in piena lotta per un posto in Champions League, che rende ancora più paradossale il clima di tensione che aleggia attorno all’ambiente. I risultati, insomma, ci sono, così come la prova che la rosa, nonostante i limiti lamentati dal tecnico, sia in grado di competere. Eppure, la sensazione è che la partita più delicata per il futuro della Roma non si giochi sul rettangolo verde, ma nei corridoi di Trigoria, dove Ranieri e Gasperini sono chiamati a dimostrare se due personalità così forti possano davvero coesistere senza compromettere quanto di buono si è visto finora sul campo.




