Crimson Desert, il confine di Pywel e quei tre milioni di copie che profumano di riscatto
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Redazione Scienza e Tecnologia
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C’è un modo, forse il più spettacolare mai visto in un videogioco open world, per dissuadere i giocatori dall’abbandonare i sentieri tracciati. Pearl Abyss, lo studio dietro Crimson Desert, ha risolto la questione dei “limiti della mappa” in maniera tanto semplice quanto definitiva: chi prova a navigare oltre i confini di Pywel non incontra un muro invisibile, ma una balena. Una balena che, emergendo dalle acque, mette fine all’avventura del protagonista con una rapidità che lascia poco spazio all’esplorazione illegale. È un dettaglio quasi ironico, se si considera la serietà con cui il mercato e i giocatori stanno valutando il resto dell’opera.
E i numeri, a tal proposito, parlano chiaro. Il gioco, uscito il 19 marzo, ha polverizzato ogni previsione iniziale: due milioni di copie vendute nelle prime ventiquattro ore, un traguardo raggiunto con la stessa facilità con cui il suo protagonista, Kliff, viene divorato dal cetaceo guardiano dei confini. L’annuncio, arrivato pochi giorni fa, ha confermato l’exploit: tre milioni di unità distribuite in meno di una settimana, un risultato che lo proietta già tra i lanci più si dell’anno e che corona un’attesa lunga anni. La classifica di Steam, aggiornata settimanalmente, ha ufficialmente certificato questo dominio: Crimson Desert ha conquistato la vetta, scalzando Slay the Spire 2 e tenendo a debita distanza persino l’esordio su PC di Death Stranding 2: On the Beach.
Tuttavia, questa ascesa non è stata priva di turbolenze, anzi. Le recensioni degli utenti sulla piattaforma Valve hanno dipinto inizialmente un quadro contrastante. Le critiche, come spesso accade, si sono concentrate su un aspetto fondamentale per l’esperienza di gioco: i comandi. Giudicati da molti macchinosi, complessi e poco intuitivi, soprattutto per chi si affida alla tastiera e al mouse, hanno fatto scendere il rating nella zona delle “recensioni miste”. Un’accoglienza, questa, che per un’operazione di tale portata rappresentava un rischio concreto, capace di influenzare non solo il passaparola ma anche l’andamento in borsa di Pearl Abyss.
La reazione del team di sviluppo, però, è stata tempestiva. Un primo aggiornamento, rilasciato a ridosso del lancio, ha iniziato a limare proprio le asperità più discusse: dalla reattività dei controlli alla qualità della vita, con interventi mirati come l’aggiunta di un baule per gli oggetti (una mancanza che aveva fatto storcere il naso a molti) e una revisione della difficoltà di alcuni passaggi. La patch, insomma, ha avuto l’effetto sperato, spostando gradualmente l’ago della bilancia. Le recensioni, in particolare quelle in lingua inglese, sono tornate a salire fino a toccare la soglia delle “molto positive”, dimostrando come il dialogo tra chi sviluppa e chi gioca possa ancora influenzare il destino di un Titolo.




