Emanuele Pozzolo condannato per lo sparo di Capodanno: "Tradito da Delmastro, indagini ridicole"
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Redazione Interno
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Il tribunale di Biella ha condannato a un anno e tre mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, il deputato Emanuele Pozzolo, già esponente di Fratelli d'Italia, per il reato di porto abusivo di un'arma da collezione, chiudendo così la vicenda giudiziaria dello sparo che, nella notte di Capodanno del 2024, turbò la festa presso la sede della Pro Loco di Rosazza. I giudici, nel pronunciare la sentenza, hanno invece assolto l'imputato dall'accusa di possesso di munizioni da guerra, adottando la formula piena "perché il fatto non sussiste", una scelta che segna una netta distinzione tra le due imputazioni a suo carico. La pena, seppur inflitta, non comporterà l'immediata restrizione della libertà personale del parlamentare, grazie al beneficio della sospensione condizionale.
Le dichiarazioni di Pozzolo dopo la sentenza
Subito dopo la lettura del dispositivo, Emanuele Pozzolo ha espresso senza mezzi termini la sua profonda delusione, attribuendo l'esito del processo a quello che ha definito un "tradimento" e a indagini che non hanno esitato a giudicare "ridicole". "Non ho capito se in malafede o per scarsa capacità", ha affermato, sottolineando come, fin dal primo momento, avesse fornito la sua versione dei fatti ai carabinieri. La sua ricostruzione, che ha sempre sostenuto con convinzione, indicava che il colpo non era partito da lui, bensì che si era trattato di un incidente causato dal contatto involontario con l'arma da parte di Pablito Morello. Una dinamica, questa, che a suo dire non è stata adeguatamente investigata.
Le critiche alle procedure investigative
Uno dei punti cruciali sollevati dal condannato riguarda le modalità con cui sono state condotte le indagini, in particolare la decisione di sottoporre al prelievo delle tracce di polvere da sparo, il cosiddetto "stub", soltanto la sua persona. "Ma lo stub lo hanno fatto solo a me", ha rimarcato con amarezza, osservando come nessun altro tra i presenti sia stato sottoposto allo stesso accertamento. Questa disparità di trattamento, secondo la sua visione, ha orientato fin dall'inizio l'inchiesta verso di lui, precludendo la possibilità di accertare una verità che ritiene diversa. "Hanno voluto mandarmi a processo", ha aggiunto, "hanno voluto chiuderla così. Nessuno ha voluto cercare la verità".
Il contesto della vicenda e gli sviluppi giudiziari
L'episodio, che ha avuto una risonanza nazionale per la presenza di un esponente politico e per le circostanze in cui è avvenuto, si è quindi risolto in sede penale con una condanna per il porto illegale dell'arma. La festa privata, tenutasi in un luogo simbolo della piccola comunità di Rosazza, è stata bruscamente interrotta dallo sparo che, per fortuna, non ha causato feriti ma che ha immediatamente attirato l'attenzione delle forze dell'ordine e della magistratura. L'iter processuale, svoltosi con le normali udienze, ha infine portato alla decisione del collegio giudicante, la quale, assolvendo dalle munizioni da guerra, ha di fatto circoscritto il perimetro della responsabilità di Pozzolo alla sola detenzione non autorizzata del piccolo calibro.




