Lo schianto del Falcon 9 sulla Luna: l'impatto dell'orbita alla superficie

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Non sarà un atterraggio morbido, né una discesa controllata. Alle 8:35 del 5 agosto, un pezzo di storia spaziale si concluderà con un'improvvisa e violenta interruzione, quando lo stadio superiore di un razzo Falcon 9 di SpaceX colpirà la superficie della Luna. L'impatto, che sprigionerà un'energia stimata in oltre undici gigajoule, avverrà all'interno del cratere Einstein e trasformerà il relitto, ormai inerte, in un nuovo, microscopico cratere.

Lontano dall'essere un incidente, l'evento è stato accolto come un'esperienza scientifica irripetibile: un esperimento a cielo aperto, per quanto a 384.400 chilometri di distanza, che permetterà di studiare la dinamica degli impatti e il comportamento dei detriti artificiali in un ambiente privo di atmosfera.

L'eredità di un volo e la traiettoria della collisione

L'oggetto di questo inaspettato esperimento è il secondo stadio del Falcon 9 che, nel 2022, aveva il compito di lanciare due missioni dirette verso il nostro satellite: il lander Blue Ghost e il rover Hakuto-R. Dopo aver completato la sua missione primaria e aver rilasciato i carichi utili nelle rispettive orbite, lo stadio superiore ha esaurito il carburante necessario per un rientro controllato, rimanendo in una traiettoria balistica che gli inevitabili calcoli orbitali hanno progressivamente plasmato fino a farlo coincidere con il punto di impatto.

Non si tratta di una "prima" assoluta, visto che già in passato parti di razzi si sono schiantate sul suolo lunare, ma è la prima volta, dopo circa 54 anni, che lo stadio superiore di un vettore così massiccio viene utilizzato per un simile test. La scelta, o la necessità, di non deviare il percorso ha trasformato quello che poteva essere un semplice detrito spaziale in una fonte di dati eccezionale per gli scienziati di tutto il mondo.

La finestra di osservazione: perché l'Europa resterà a guardare

Per quanto l'evento sia tecnicamente affascinante, la possibilità di vederlo con i propri occhi, o più precisamente attraverso un telescopio, dipenderà quasi esclusivamente dalla posizione geografica dell'osservatore. Il fattore determinante, in questo caso, è la luce: l'impatto è previsto alle 8:35 del mattino, ora italiana, un orario che vedrà il cielo italiano completamente illuminato dalla luce del sole, cancellando ogni possibilità di osservazione dalla penisola.

Al contrario, il buio notturno che in quel momento avvolgerà il continente americano regalerà agli astronomi e agli appassionati d'oltreoceano le condizioni ottimali per puntare i loro strumenti verso il cratere Einstein. Per il pubblico europeo, dunque, la partecipazione a questo evento cosmico sarà indiretta, limitata alla ricezione di immagini e dati che, con ogni probabilità, arriveranno solo successivamente, diffusi dalle agenzie spaziali e dagli osservatori che avranno avuto il privilegio di trovarsi dalla parte giusta del pianeta in quel preciso istante.

Un esperimento di valore scientifico impareggiabile

Se da un lato la spettacolarità dell'evento cattura l'attenzione del pubblico, dall'altro sono le implicazioni scientifiche a mobilitare la comunità degli esperti. L'impatto di un oggetto artificiale a velocità ipersonica, su un corpo celeste privo di atmosfera, offre un'occasione unica per calibrare i modelli previsionali degli effetti di tali collisioni.

Studiare la quantità di materiale espulso, la forma del cratere generato e le onde d'urto prodotte permetterà di affinare le conoscenze sulla geologia lunare e, in prospettiva, di migliorare le tecniche di protezione per future missioni abitate. Il Falcon 9, lanciatore ormai noto per la sua versatilità e impiegato due o tre volte alla settimana per una varietà di missioni, si ritrova così a scrivere un'ultima riga della sua storia operativa.

Un'ultima riga che, seppur non pianificata nei dettagli, potrebbe rivelarsi tra le più istruttive, trasformando un relitto spaziale in un vero e proprio laboratorio itinerante i cui risultati, da quel cratere, ci parleranno per molto tempo.

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