Audi inverte la rotta: nel nome della qualità e della sicurezza si torna ai comandi fisici

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’ossessione digitale che ha trasformato le plance delle automobili in prolungamenti di uno smartphone, un fenomeno esploso nell’ultimo decennio principalmente per contenere i costi e assecondare un mercato iper-tecnologico come quello cinese, mostra oggi le prime, significative crepe. Audi, marchio storicamente associato alla qualità costruttiva e all’ergonomia, sembra intenzionata a guidare una contro-tendenza di non poco conto, dichiarando sostanzialmente chiusa l’era del "più pollici significa più lusso". La strategia, che si concretizzerà nei prossimi modelli, punta a un ritorno deciso verso i controlli fisici, quelli che offrono una risposta tattile precisa senza costringere lo sguardo a distogliersi dalla strada.

Questa sterzata progettuale, che molti osservatori interpretano come una presa di posizione coraggiosa in un settore ancora ammaliato dalla luce dei display, nasce dalla visione del Chief Creative Officer Massimo Frascella. Il designer, critico verso un approccio che satura ogni superficie con vetro interattivo, sostiene che l’esperienza d’uso migliore non coincida necessariamente con la moltiplicazione degli schermi. La sua filosofia, che punta a un’interazione più intuitiva e meno invadente, riporta in primo piano la matericità dei componenti interni – dai tessuti alle leghe, dalle plastiche lavorate ai metalli – elementi che per anni hanno definito la percezione di qualità di un’auto di fascia premium e che i display piani e freddi rischiavano di appiattire in un’estetica asettica e universale.

Al di là delle considerazioni stilistiche e di percezione del valore, la mossa di Audi solleva un interrogativo fondamentale, e per lungo tempo sottovalutato, sulla sicurezza attiva. Regolare la temperatura dell’aria, selezionare una fonte musicale o impostare la navigazione attraverso menu a tendina o sottomenui touchscreen richiede, inevitabilmente, una quota di attenzione visiva e cognitiva sottratta al compito primario della guida. Incidenti di cronaca nera, purtroppo non rari, vedono spesso all’origine momenti di distrazione legati proprio all’uso di dispositivi elettronici; inchieste giudiziarie e perizie tecniche hanno più volte evidenziato come l’interazione con sistemi complessi a tocco possa costituire un fattore di rischio, portando persino a procedimenti legali in cui si discute della responsabilità dei costruttori nella progettazione di interfacce potenzialmente pericolose.

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