Addio a Uljana Semionova, il gigante immortale del basket sovietico
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Redazione Sport
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Il mondo dello sport, e quello della pallacanestro in particolare, perde una delle sue figure più iconiche e dominanti con la scomparsa di Uljana Semjonova, avvenuta a Riga all'età di settantatré anni. La pivot lettone, che per quasi due decenni ha impersonato la supremazia assoluta della scuola sovietica, lascia un vuoto non solo per i numeri straordinari del suo palmarès, ma per l'aura di invincibilità che seppe costruire attorno a sé, diventando un simbolo trasversale di potenza e tecnica. Affetta da una condizione medica che ne determinò una crescita eccezionale, portandola a toccare i duecentotredici centimetri di altezza, Semionova trasformò quello che poteva essere un limite in uno strumento di inarrivabile perfezione agonistica, capace di rendere le sue prestazioni, sia con la maglia del Daugava Riga che con quella dell'Unione Sovietica, materia per le leggende.
Una carriera senza eguali e il record dell'invincibilità
La sua storia agonistica, che qualcuno potrebbe definire una lunga serie di trionfi ininterrotti, si snoda tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli Ottanta, un periodo durante il quale le sue squadre stabilirono un primato di vittorie che appare, ancora oggi, pressoché irripetibile. Con la nazionale, della quale fu colonna inamovibile, collezionò infatti due ori olimpici, tre titoli mondiali e ben dieci corone continentali, mantenendo un record di imbattibilità che si protrasse per diciotto anni consecutivi. Qualcuno, esaminando quelle cifre, ne trae la conferma di un'epoca in cui il blocco sovietico esprimeva una netta superiorità; altri vi scorgono, piuttosto, il segno indelebile di un'atleta unica, la cui presenza sotto canestro rappresentava un ostacolo insormontabile per qualsiasi avversaria, italiane comprese.
Il dominio in Europa con il Daugava Riga e il rapporto con Mabel Bocchi
A livello di club, il suo nome è indissolubilmente legato al Daugava Riga, formazione con la quale scrisse pagine di storia della Coppa dei Campioni, aggiudicandosela per undici volte e vincendone otto edizioni consecutive, un'autentica dinastia europea. In quelle sfide, che videro le formazioni italiane spesso contrapposte al mastodonte lettone, nacque anche una rivalità rispettosa e un'amicizia con giocatrici del calibro di Mabel Bocchi, testimone diretta, seppur su fronti opposti, di quel dominio tecnico e fisico. Quelle partite, al di là del risultato, furono scuole di basket e di umanità, dove la statura gigantesca di Semionova non offuscò mai il suo fair play e la sua riconosciuta generosità sportiva.
Il riconoscimento eterno nelle Hall of Fame
I suoi meriti, del resto, hanno ricevuto il massimo riconoscimento internazionale, trovando posto in quelle che sono le massime istituzioni celebrative di questo sport: è infatti membro della Hall of Fame FIBA, di quella del basket mondiale e di quella dedicata specificamente al basket femminile mondiale. Queste inclusioni, che vanno ben oltre la semplice commemorazione di trofei vinti, sanciscono il suo ruolo di pioniera e di modello per le generazioni successive, dimostrando come la sua eredità sia ormai patrimonio condiviso e universale. La malattia che negli ultimi anni ne aveva minato la salute non è riuscita a scalfire la memoria di quella che rimane, a tutti gli effetti, una "gigantessa" non solo nella statura ma nella storia dello sport.




