La rimonta e la contro-rimonta: l’Inter Primavera batte il Betis 5-3 e vola ai quarti di Youth League
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Redazione Sport
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C’è una qualificazione che vale molto più del semplice passaggio del turno, e Benito Carbone, tecnico dell’Inter Primavera, lo sa bene quando parla di “doppia soddisfazione” al termine del match contro il Real Betis. Una partita, quella andata in scena al Konami Football Center di Milano, che per larghi tratti è sembrata uscita da un vecchio film in bianco e nerazzurro, di quelli in cui il copione si riscrive ogni cinque minuti e l’equilibrio è un concetto astratto. La sua squadra, infatti, non solo ha strappato il pass per i quarti di finale della Youth League, ma lo ha fatto reagendo colpo su colpo a una rimonta che poteva lasciare strascichi pesanti sul piano mentale. E se l’entusiasmo dei ragazzi è tangibile, lo è altrettanto la consapevolezza di aver superato un esame di maturità europea contro un avversario di spessore.
La partita si era aperta con un approccio che Carbone stesso non ha esitato a definire “devastante”, e i fatti gli hanno dato ragione. Bastano centoventi secondi ai nerazzurri per sbloccare il risultato: un errore in disimpegno della difesa spagnola, con il portiere Zhuravskyi che atterra Iddrissou lanciato a rete, trasforma l’azione in un calcio di rigore trasformato dallo stesso attaccante italo-ghanese. Passano altri quattro minuti e il Bis si ripete: azione in contropiede, traversone di Mosconi dalla destra e Iddrissou che svetta di testa per il raddoppio. Sembra la classica partita in discesa, con gli andalusi tramortiti e il pubblico di casa già in clima di festa. E invece, come spesso accade in queste sfide giovanili, la reazione del Betis è veemente e strutturata.
La rimonta iberica comincia con la precisione di José Antonio Morante, che dalla frontalissima punizione disegna una traiettoria imparabile per Taho, e si completa nel recupero del primo tempo con Rodrigo Marina, abile a capitalizzare un corner battuto sul secondo palo. Due a due e partita che ricomincia da capo. A inizio ripresa, poi, l’inerzia sembra spostarsi definitivamente dalla parte degli spagnoli: è ancora Rodrigo Marina, con un destro a incrociare sul secondo palo, a firmare il sorpasso. È il momento più delicato per l’Inter, quella fase in cui le partite rischiano di spezzarsi e la qualificazione di allontanarsi. Ma è proprio lì che Carbone legge la reazione della sua squadra, quella capacità di non disunirsi e di aspettare il momento giusto per colpire.
La svolta arriva a venti minuti dalla fine, su un calcio piazzato battuto dalla sinistra: il portiere ucraino Zhuravskyi esce incerto coi pugni e non tratteggia la sfera, che diventa facile preda di Iddrissou. Il suo colpo di testa vale il tre a tre e, soprattutto, la tripletta personale, una dote che l’attaccante descriverà poi come un’“emozione folle”, pur sapendo di dover rimanere con i piedi per terra e continuare ad ascoltare i consigli di chi lo segue quotidianamente. La partita, ormai, è un incessante capovolgimento di fronte, e il quarto gol dell’Inter è una fotografia perfetta di questa follia: neppure tre minuti dopo il pareggio, è Mancuso, subentrato dalla panchina, a raccogliere una sfera in area e a battere il portiere con un diagonale potente. Dal due a tre al quattro a tre in un amen, con il Betis che accusa il colpo e fatica a riorganizzare le idee.




