L'alba tragica di Trastevere, muore un corriere mentre il pirata della strada fugge
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Redazione Interno
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Un boato rompe il silenzio della notte, poco prima delle quattro e mezzo del mattino, mentre la città tenta di riposare. In via Ettore Rolli, una traversa tra Porta Portese e il cuore di Trastevere, il fragore dello schianto tra due veicoli è tale da scuotere i residenti dalle loro case. All'incrocio con via Carlo Porta, la violenza dell'impatto ha deformato le lamiere di un furgone Dacia Dokker e di una Mercedes Classe A, lasciando sul selciato detriti e la vita spezzata di un uomo. Roberto Sabbatini, che di anni ne aveva 67, non ce l'ha fatta: era al volante del furgone, intento nella sua consueta, mattutina attività di consegna di cornetti e prodotti da forno per i locali della zona, quando il suo percorso si è incrociato in modo fatale con quello dell'altra vettura, che procedeva a velocità sostenuta.
La dinamica e la fuga inspiegabile
I primi soccorsi, giunti sul posto in tempi rapidissimi, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del conducente del furgone, le cui ferite si sono rivelate immediatamente incompatibili con la sopravvivenza. Il quadro che si è presentato agli agenti della polizia locale e ai vigili del fuoco, chiamati a estricare il dall'abitacolo devastato, parla di una collisione frontale o laterale di enorme potenza. Elemento che, più di ogni altro, accende i riflettori sull'epilogo più amaro e inaccettabile della vicenda: il conducente della Mercedes, infatti, non è rimasto sul luogo per prestare aiuto o per assumersi le proprie responsabilità. Dopo aver causato la tragedia, ha abbandonato il suo veicolo e si è dato alla fuga, lasciando l'amico che viaggiava con lui, rimasto ferito tra le lamiere dell'auto, al suo destino. Un gesto che, oltre a configurare un reato gravissimo, aggiunge ombra a un fatto già di per sé luttuoso.
L'inchiesta per ricostruire la verità
Le indagini, coordinate dalla procura, sono ora concentrate proprio sull'identificazione del fuggiasco, il cui nome non è ancora stato reso noto. Gli investigatori, perquisendo l'automobile abbandonata, hanno rinvenuto documenti e oggetti personali che hanno permesso di risalire al proprietario del mezzo, il quale, secondo quanto emerge, non era alla guida al momento dello scontro. È su questa pista, tra formalità amministrative e riscontri tecnici, che si muovono gli inquirenti, i quali stanno incrociando i dati raccolti con le testimonianze di chi, sebbene a quell'ora fosse ancora buio, potrebbe aver visto qualcosa. Parallelamente, si cerca di chiarire con precisione la dinamica dell'incidente, affidandosi anche alle immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, per stabilire la velocità e la traiettoria della Mercedes prima dell'urto.
Il vuoto lasciato da una routine spezzata
Mentre la macchina giudiziaria si mette in moto, ciò che resta è il ricordo di una vita trascorsa nel lavoro. Roberto Sabbatini, con il suo furgone, era una presenza fissa nelle strade semideserte dell'alba, un uomo che portava il pane fresco ai bar prima che questi aprissero. La sua scomparsa violenta interrompe non solo una biografia, ma anche un servizio silenzioso e quotidiano per un intero quartiere. Della Mercedes, che ora giace in un deposito giudiziario in attesa delle perizie, si conosce il modello ma non ancora la storia che l'ha portata in quel punto preciso all'ora del misfatto; della fuga del conducente, invece, si conosce l'effetto ma non il movente, un vuoto che l'inchiesta dovrà colmare per il bene della vittima e della giustizia.




