A nord si lavora 27 giorni in più all’anno: il divario tra nord e sud nelle statistiche della Cgia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I lecchesi sono gli stakanovisti d’Italia, con una media di quasi 265 giorni lavorativi all’anno, mentre al sud, in province come Vibo Valentia, non solo si lavora meno ma si guadagna anche molto meno. I dati dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che analizzano le dinamiche occupazionali nel 2023, rivelano un divario netto: al nord si lavora in media 255 giorni, contro i 228 del mezzogiorno. Una differenza di 27 giornate, che non dipende da presunti stereotipi ma da fattori strutturali, come l’economia sommersa e la precarietà diffusa.

Al sud, infatti, l’alta incidenza del lavoro nero e la frequenza di contratti stagionali o part time involontari riducono sensibilmente il numero di giorni ufficialmente registrati. Se a Lecco, Biella e Vicenza gli occupati superano le 260 giornate lavorative, nelle regioni meridionali la combinazione tra irregolarità e mancanza di opportunità stabilizza il dato su livelli ben più bassi. E la forbice si allarga ulteriormente considerando le retribuzioni: al nord la paga media giornaliera lorda è di 104 euro, contro i 77 del sud, con un differenziale del 35%.

Intanto, mentre la Cgia fotografa un’Italia divisa in due, Joerg Eberhart, amministratore delegato di Ita Airways, rilascia la sua prima intervista da CEO al Corriere della Sera. “C’è un bel po’ di lavoro da fare, ma i fondamentali della compagnia sono buoni e con lo sforzo di tutti si possono fare utili”, afferma il manager, che guida la compagnia partecipata al 59% dal Ministero dell’Economia e al 41% da Lufthansa. Eberhart, in carica dal 17 gennaio, traccia un bilancio delle prime settimane di co-gestione, senza però entrare nel merito delle prospettive future.

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