Vaccini antinfluenzali e anti-Rsv in Lombardia: il calendario della campagna invernale
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Redazione Salute
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La Lombardia si appresta ad avviare, a partire dal primo ottobre, la campagna di vaccinazione contro l’influenza stagionale, un’iniziativa che si articolerà in più fasi per coprire progressivamente tutte le fasce della popolazione. L’offerta, che dispone di quasi un milione di dosi secondo l’assessore al Welfare Guido Bertolaso, sarà inizialmente riservata alle categorie più vulnerabili, quali anziani over 60 e persone affette da patologie croniche che le espongono a un rischio maggiore di complicanze. A partire dal 13 ottobre, la possibilità di immunizzazione verrà estesa a tutti i maggiorenni, un’operazione che sarà facilitata dal coinvolgimento delle farmacie convenzionate, le quali contribuiranno a rendere l’accesso al vaccino più capillare e immediato.
Solo una settimana dopo, il 20 ottobre, toccherà infine a bambini e ragazzi, dai 6 mesi ai 17 anni di età, recarsi presso i centri vaccinali dedicati per la somministrazione. Parallelamente, prenderà il via una campagna di immunizzazione distinta, ma ugualmente significativa, contro il Virus Respiratorio Sinciziale (Rsv), un agente patogeno particolarmente insidioso per i lattanti. La Regione, infatti, metterà a disposizione 65.000 dosi del farmaco Beyfortus, destinato alla protezione dei bambini nati a partire dal primo aprile 2025, una mossa che mira a prevenire le severe infezioni respiratorie che il virus può causare nei più piccoli.
Questo avvio programmato delle somministrazioni, come sottolineato da Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo, appare una scelta lungimirante di fronte a una stagione influenzale che si preannuncia "impegnativa". L’invito ai cittadini, pertanto, è quello di non posticipare le prenotazioni, contattando tempestivamente il proprio medico di medicina generale per concordare l’appuntamento. La vaccinazione, come ricordano le autorità sanitarie, costituisce lo strumento di prevenzione più efficace non tanto per evitare il contagio in sé, quanto per scongiurare le forme gravi della malattia, riducendo così la pressione sui pronto soccorso e il numero di ricoveri ospedalieri.




