X-GPU, lo schema Ponzi dell'intelligenza artificiale che ha ingannato migliaia di italiani
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Redazione Economia
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Un progetto presentato come innovativo, il cui scopo dichiarato ruotava attorno all'acquisto di server virtuali per l'intelligenza artificiale promettendo rendimenti fissi e sicuri, si è rivelato nient'altro che un raffinato schema Ponzi. L'operazione, che ha trovato terreno fertile nel nostro Paese, ha convinto migliaia di persone a investire denaro nella speranza di guadagni facili, un meccanismo che, complice una martellante campagna sui social network e un efficace passaparola, ha attecchito rapidamente sfruttando l'attualità e il fascino dell'IA. Gli amministratori, coloro che per mesi hanno orchestrato la campagna promettendo una rendita stabile in stablecoin attraverso attività di "computazione remunerata", hanno invece pianificato una fuga con la cassa, l'esito inevitabile di ogni schema privo di una reale attività economica sottostante.
La dinamica dell'inganno e la fuga degli organizzatori
La piattaforma, che esibiva con insistenza rendimenti apparentemente concreti attraverso screenshot e testimonianze diffuse online, aveva costruito una narrazione persuasiva attorno alla potenza computazionale e all'elaborazione dati, settori di grande appeal ma spesso poco comprensibili ai più. Tra i promotori, si segnalano persino figure appartenenti alle forze dell'ordine, un dettaglio che, se confermato, avrebbe indubbiamente contribuito a infondere un senso di sicurezza e affidabilità tra gli ignari investitori. La struttura stessa del sistema, che garantiva pagamenti ricorrenti ai primi entrati utilizzando i capitali versati dai nuovi adepti – la classica architettura di una truffa piramidale –, ne ha decretato la popolarità ma anche la fine prevedibile, trasformando X-GPU in una trappola destinata a scattare nel momento di massima espansione.
L'exit scam e il prelievo da 1.8 milioni di dollari
Il crollo definitivo, annunciato da tempo da alcune realtà di informazione specializzate come Decripto che ne avevano messo in guardia gli utenti, si è consumato con la sparizione degli amministratori e il conseguente prelievo di circa 1.8 milioni di USDC, una stablecoin legata al dollaro, sull'exchange HitBTC. Questo passaggio, tecnicamente definito "exit scam", rappresenta la chiusura della frode: gli organizzatori, una volta accumulata una massa critica di fondi, interrompono ogni comunicazione e svuotano le casse, lasciando gli investitori senza possibilità di rivalsa. L'enorme diffusione che l'iniziativa aveva raggiunto sul territorio nazionale, facilitata da una comunicazione subdola e pervasiva, fa ora presupporre che questo episodio sia destinato a classificarsi tra le truffe di maggior entità, per portata e danno economico, che abbiano colpito utenti italiani nel corso del 2025.
Le possibili vie d'uscita per i danneggiati
Per coloro che temono di essere rimasti coinvolti nell'inganno, si apre una fase delicata di verifica e di eventuale azione legale. È possibile, infatti, rivolgersi a team specializzati composti da analisti e consulenti legali con competenze specifiche in materia di blockchain e antiriciclaggio, i quali possono effettuare una prima valutazione tecnica del caso per tracciare i flussi finanziari e comprendere le dinamiche della frode. Tale valutazione, che viene condotta in maniera completamente riservata e senza vincoli per il richiedente, costituisce il primo passo fondamentale per accertare l'entità del danno e per esplorare le opzioni disponibili in un contesto giuridico e tecnologico complesso come quello delle criptovalute, dove l'anonimato e la velocità delle transazioni pongono sfide investigative non banali.




