Riconversione dell’auto verso difesa e aerospazio: sfide e opportunità
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Redazione Economia
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Paolo Scudieri, leader di Adler Group e figura di spicco nel panorama automotive italiano ed europeo, non nasconde un certo scetticismo quando si parla di riconvertire gli impianti automobilistici verso la produzione per la difesa e l’aerospazio. “L’auto non è un prodotto obsoleto”, afferma, sottolineando come il settore stia mostrando segnali di ripresa, soprattutto ora che l’Europa sembra aver superato alcune rigidità ideologiche che ne hanno condizionato le scelte negli ultimi anni. Tuttavia, ammette che una transizione verso la componentistica militare sarebbe un’operazione complessa, che richiederebbe non meno di tre o quattro anni per essere concretamente realizzata.
Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, sembra invece guardare con maggiore ottimismo a questa prospettiva. “Riconvertire la componentistica auto per la difesa e l’aerospazio è una strada percorribile”, ha dichiarato, evidenziando come un cingolato possa essere utilizzato tanto per un trattore agricolo quanto per un veicolo blindato. Urso ricorda che l’Europa si è posta l’obiettivo di destinare almeno il 3% del proprio Pil alla difesa, il che comporterà un’accelerazione negli acquisti e negli investimenti necessari a garantire sicurezza e stabilità.
Le affinità tra il settore automobilistico e quello della difesa non sono una novità. Da anni, infatti, le collaborazioni tra questi mondi hanno portato a sviluppi tecnologici significativi, offrendo opportunità di crescita per la componentistica e le lavorazioni meccaniche. “Stiamo vivendo una nuova rivoluzione industriale”, ha spiegato Urso al Messaggero, “e dobbiamo governarla partendo proprio dai mezzi di trasporto”. Il ministro ha però aggiunto che, in futuro, il volume produttivo dell’auto non potrà mantenere i livelli attuali, rendendo necessaria una diversificazione delle attività industriali.
Un esempio concreto di questa convergenza è rappresentato dai microchip, che possono essere utilizzati tanto in un’auto quanto in un satellite, o dalle schede elettroniche, che trovano applicazione sia nei veicoli urbani sia negli elicotteri. “Il cingolato che muove un trattore”, ha osservato Urso, “è lo stesso che può proteggere i nostri militari in missioni all’estero”. Del resto, alcuni grandi produttori di auto hanno già intrapreso questa strada: Nissan, in collaborazione con l’agenzia spaziale giapponese, sta sviluppando un rover lunare, mentre Toyota lavora a un modello con abitacolo pressurizzato. Anche Audi ha partecipato al Google Lunar Xprize con il suo Lunar Quattro, dimostrando come i confini tra automotive e aerospazio siano sempre più labili.
Il governo italiano, intanto, sta lavorando a un piano per sostenere questa riconversione, che dovrebbe essere presentato entro giugno. L’obiettivo è rilanciare le fabbriche, sfruttando le sinergie tra i produttori di auto e il mondo della difesa. Tuttavia, rimangono dubbi sulla fattibilità e sui tempi di un’operazione che, come sottolineato da Scudieri, richiederebbe investimenti significativi e un’attenta pianificazione.




