Incendio alla Chemco di Vezzano, fiamme spente ma l'allerta resta alta: “Finestre chiuse e niente verdure dall'orto”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono passate ormai più di ventiquattr'ore da quando, nel tardo pomeriggio di venerdì, le fiamme hanno avvolto lo stabilimento della Chemco a Vezzano sul Crostolo, eppure l'aria, in quella zona compresa tra la frazione di Sedrio e la Statale 63, porta ancora con sé l'odore acre della devastazione. I vigili del fuoco, che hanno lavorato incessantemente per tutta la notte tra venerdì e sabato, sono ancora al lavoro in via Achille Grandi per domare gli ultimi focolai, quelli più insidiosi e nascosti tra le macerie del capannone, il cui tetto, letteralmente collassato sotto la violenza del rogo, ha lasciato spazio solo alle scheletriche travi portanti, un'immagine che rende bene l'idea della furia con cui l'incendio si è propagato intorno alle 17.30.

Fortunatamente, e va sottolineato con sollievo, all'interno dell'azienda specializzata nel trattamento di prodotti chimici, resine e soluzioni per la sanificazione non c'era nessuno in quel momento, circostanza che ha permesso di evitare quello che avrebbe potuto essere un drammatico bilancio di feriti o, peggio ancora, di intossicati. E questo, lo si può ben comprendere, ha rappresentato sin da subito la notizia più positiva in una vicenda che, per il resto, lascia sul territorio una scia di interrogativi e di pesanti conseguenze materiali. Il sindaco Stefano Vescovi, tempestivamente giunto sul posto per coordinare le prime misure di sicurezza pubblica, ha già preannunciato la firma di un'ordinanza di inagibilità per l'immobile, ormai compromesso in modo probabilmente irreversibile e con ogni verosimiglianza destinato all'abbattimento, una misura che coinvolgerà nelle sue prescrizioni anche le aree delle due aziende limitrofe, la G.V Transport e la Cif, alle quali verranno interdette alcune porzioni degli spazi finché non sarà completata la messa in sicurezza dello stabile incendiatosi.

Il monitoraggio ambientale di Arpae e i primi risultati sull’aria

L'attenzione, comprensibilmente, si è subito concentrata sugli effetti che un rogo di tali proporzioni, in un sito industriale dove si maneggiano sostanze chimiche, potrebbe avere sull'ambiente circostante e sulla salute dei residenti. Già nella serata di venerdì, i tecnici di Arpae, sollecitati dall'intervento dei vigili del fuoco, avevano installato sul posto centraline per il monitoraggio della qualità dell'aria, e i primi riscontri, seppur preliminari e in attesa delle analisi più approfondite che arriveranno dai laboratori di Ravenna tra lunedì e martedì, sembrerebbero escludere picchi di tossicità immediata. La direzione del vento, che nella prima serata spingeva il fumo verso la zona di Puianello di Quattro Castella, aveva sollevato più di una preoccupazione, ma il sindaco Vescovi, pur invitando alla massima prudenza, ha parlato di una situazione attualmente sotto controllo, ricordando peraltro come l'azienda non rientrasse tra quelle classificate ad alta pericolosità tossica.

Le misure precauzionali: dall'acqua rossa ai rubinetti alle verdure dell'orto

Tuttavia, la prudenza resta la parola d'ordine, e le raccomandazioni alla popolazione, diffuse dallo stesso primo cittadino, sono chiare e mirate a prevenire rischi indiretti. Nelle ore immediatamente successive all'incendio, alcuni residenti avevano segnalato la fuoriuscita di acqua con una colorazione rossastra dai rubinetti delle proprie abitazioni: un fenomeno, questo, dovuto non a una contaminazione della falda, bensì alla potenza del getto utilizzato dai pompieri per lo spegnimento, che ha smosso i sedimenti all'interno delle vecchie tubature, un inconveniente tecnico risoltosi nel giro di poche ore con il ritorno alla limpidezza. Più complessa, e dettata da un principio di cautela che non ha ancora trovato riscontri analitici definitivi, è invece l'indicazione relativa ai prodotti della terra: il sindaco ha infatti caldamente sconsigliato, per il momento, di consumare le verdure coltivate negli orti e nei giardini delle case situate nelle immediate vicinanze del sito industriale, nel timore, più che fondato, che la nube di fumo e le polveri sottili da essa trasportate possano essersi depositate sugli ortaggi, rendendoli potenzialmente dannosi alla salute. Ai cittadini, inoltre, è stato consigliato di tenere le finestre chiuse per limitare l'esposizione a eventuali residui volatili ancora presenti nell'aria.

Le conseguenze per l'attività produttiva e la ricerca del titolare

Oltre all'aspetto sanitario e ambientale, l'incendio alla Chemco apre uno scenario complesso sul fronte occupazionale e produttivo. Il titolare, Paolo Maioli, come riferito da persone vicine alla vicenda, si sarebbe già attivato per reperire un nuovo capannone nella zona, con l'obiettivo dichiarato di ripartire al più presto con un'attività che, va ricordato, lavora soprattutto su commessa per conto di grandi realtà industriali del calibro di Maserati, Ferrari e MaxMara, producendo componenti e semilavorati. Una volontà, quella del rientro immediato, che il sindaco Vescovi ha accolto con favore, garantendo la massima disponibilità dell'amministrazione comunale a sostenere l'impresa in questa fase di difficoltà, pur nella consapevolezza che la strada per il ritorno alla piena operatività sarà inevitabilmente lunga e complessa.

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