Il Papa telefona a Herzog e Zelensky: “Pace” ma la pasqua di sangue riempie Kharkiv

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non c’è stata, evidentemente, alcuna tregua pasquale, nonostante il suo annuncio fosse stato interpretato da molti come un possibile segnale di distensione. E mentre il Vaticano rendeva noto il contenuto di due distinte conversazioni telefoniche – la prima con il presidente israeliano Herzog, la seconda con il presidente ucraino Zelensky –, sul terreno la musica era radicalmente diversa, fatta di esplosioni e di allarmi che hanno scandito le ore di una delle festività più simboliche per il mondo cristiano. Durante il colloquio con Herzog, promosso in occasione della Pasqua, la Santa Sede ha riferito di aver ribadito con forza la necessità di riprendere un dialogo diplomatico ormai ai minimi termini, sottolineando altresì l’urgenza di rispettare il diritto internazionale e umanitario, principi che appaiono quotidianamente calpestati sui vari fronti di guerra. Subito dopo, il Pontefice si è messo in linea con Zelensky, al quale ha voluto esprimere una vicinanza che non è mai venuta meno, insistendo sull’imperativo di assicurare aiuti concreti a una popolazione stremata e auspicando, naturalmente, la fine delle ostilità.

Missili su Kharkiv e Zaporizhzhia, la notte di Pasqua

Proprio mentre il Papa parlava di pace, però, l’esercito russo sferrava un attacco con missili balistici contro due grandi città ucraine, Kharkiv e Zaporizhzhia, provocando una serie di potenti esplosioni che hanno scosso gli abitanti – già abituati al suono delle sirene – e causato danni e vittime. A riferirlo è stata l’agenzia ucraina Rbc, la quale ha citato i canali Telegram dei rispettivi capi dell’amministrazione militare regionale: Oleg Sinegubov per Kharkiv, Ivan Fedorov per Zaporizhzhia. Non si è trattato di un episodio isolato, ma del culmine di una giornata che Zelensky ha definito senza mezzi termini un’“escalation di Pasqua”, una risposta di Mosca proprio alla proposta di una tregua per le festività. Nel mirino sono finiti anche decine di altri centri abitati, tanto che il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiha, ha dichiarato su X di aver contato “quasi 500 droni e missili da crociera” lanciati nell’arco delle ventiquattr’ore.

I negoziati sono sospesi, ma Mosca parla con Washington

In questo quadro di violenza crescente, si inserisce un’ulteriore notizia che complica qualsiasi ottimismo: i negoziati trilaterali per porre fine alla guerra in Ucraina sono stati sospesi. A renderlo noto, in un’intervista all’agenzia Tass, è stato il consigliere diplomatico del Cremlino, Yuri Ushakov, il quale ha però precisato che “la Russia resta in contatto con gli Stati Uniti sulla questione”. È un dettaglio non secondario, se si considera che Trump è di nuovo il presidente degli Stati Uniti, e che ogni canale diretto tra Mosca e Washington assume, in questo frangente, un peso specifico enorme. Kiev, dal canto suo, cerca disperatamente di rilanciare i negoziati, ma gli attacchi missilistici – quelli di Pasqua in testa – rischiano di rendere vani gli sforzi diplomatici, alimentando una spirale che nessuno sembra in grado di arrestare.

Dieci morti e una guerra che non conosce soste

Il bilancio della giornata pasquale è pesante: dieci i morti accertati, secondo le prime ricostruzioni fornite da Zelensky, e un numero imprecisato di feriti, molti dei quali estratti dalle macerie di edifici residenziali colpiti. L’attacco a Kharkiv e Zaporizhzhia, in particolare, è stato condotto con missili balistici – armi difficili da intercettare e spesso utilizzate per colpire obiettivi con tempistiche di reazione ridottissime. Le autorità locali hanno parlato di “forti esplosioni” che si sono succedute a distanza di pochi minuti, senza che fosse possibile attivare per tempo rifugi per la popolazione. E tutto questo, va ricordato, mentre il Vaticano diffondeva le note ufficiali dei colloqui papali, quasi a voler contrapporre un’ideale “diplomazia della speranza” alla brutalità concreta dei fatti. Una contraddizione che, in fondo, racconta l’essenza stessa di questa guerra: da una parte le parole, dall’altra i missili.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.