Controlli sui carburanti, irregolarità sui prezzi in quattro distributori

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ondata di rincari dei prodotti energetici, alimentata dalle tensioni geopolitiche che continuano a destabilizzare l’area mediorientale, ha spinto le autorità a intensificare le verifiche sugli impianti di rifornimento. Nei giorni scorsi, i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dell’Aquila, insieme ai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, hanno eseguito una serie di controlli mirati sulla distribuzione e sulla commercializzazione del carburante nella provincia aquilana. L’obiettivo – dichiaratamente quello di rafforzare il presidio di legalità lungo l’intera filiera – si è concretizzato in ispezioni che hanno messo a nudo diverse irregolarità.

Prezzi non comunicati e cartelli fantasma

I controlli hanno evidenziato comportamenti elusive in almeno quattro distributori, nei quali per ben dodici volte non erano state comunicate le variazioni dei prezzi di diesel e benzina. Una violazione non certo di dettaglio, se si considera che l’obbligo di trasparenza sui listini – introdotto per tutelare i consumatori in un mercato già provato dai rincari – viene aggirato sistematicamente. In un altro impianto, inoltre, è stato accertato un problema ben più grave: il carburante non era conforme agli standard qualitativi previsti, in particolare per quanto riguarda il contenuto di zolfo e il punto di infiammabilità. Quest’ultimo parametro, va detto, non è una semplice tolleranza tecnica: un valore alterato può causare un alto rischio di incendio, mettendo a repentaglio la sicurezza di chi fa rifornimento e di chi lavora nei pressi dell’impianto.

Acqua nel diesel, la truffa di Frosinone

Un episodio analogo, seppur con modalità diverse, si è verificato a Frosinone. Una decina di automobilisti, dopo aver fatto il pieno di diesel in un impianto situato in zona centrale, ha percorso poche centinaia di metri prima di veder spegnere il motore. Il guasto, apparso subito sospetto, ha spinto i conducenti a chiamare i soccorsi. La Guardia di Finanza, intervenuta prontamente, ha prelevato campioni del carburante e li ha inviati al laboratorio dell’Agenzia delle Dogane. L’esito dell’analisi non ha lasciato spazio a dubbi: il diesel era stato annacquato con una percentuale di acqua che si aggirava intorno al 10 per cento. In pratica, ogni cento litri erogati, dieci erano semplicemente acqua. L’alterazione – una classica pratica fraudolenta già riscontrata in passato – ha causato il fermo dei veicoli e ha portato al sequestro di undicimila litri di carburante. Nessun automobilista ha riportato conseguenze fisiche, ma i danni ai motori sono stati ingenti.

Le sanzioni e il peso delle verifiche

Le multe comminate complessive ammontano a cinquantamila euro, una cifra che restituisce la gravità delle violazioni accertate. Nel modenese, a titolo di esempio, quattro distributori sono stati sanzionati proprio per la mancata comunicazione delle variazioni di prezzo. Un altro impianto, invece, dovrà rispondere della commercializzazione di carburante alterato. I militari hanno sottolineato come queste operazioni non siano episodiche, ma rientrino in un disegno di controllo più ampio – reso necessario dall’aumento dei prezzi e dalla maggiore vulnerabilità dei consumatori. Le indagini, per ora, non hanno portato a misure cautelari personali, ma gli accertamenti dei laboratori dell’Agenzia delle Dogane continuano su altri campioni prelevati. La collaborazione tra i due corpi dello Stato – Dogane e Finanza – si è rivelata, anche in questo frangente, il perno attorno al quale ruota la repressione di questi fenomeni. E mentre i prezzi alla pompa restano sotto osservazione, gli automobilisti della provincia dell’Aquila e di Frosinone si interrogano, legittimamente, su quanto carburante realmente conforme abbiano acquistato in passato senza saperlo.

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