Flotilla in Libia, blitz sul convoglio: italiani fermati e trasferiti a Bengasi
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Redazione Interno
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La Flotilla in Libia è finita al centro di una nuova escalation dopo il blitz compiuto contro il Global Sumud Land Convoy, la carovana umanitaria diretta verso Gaza. Secondo quanto riferito dalla delegazione italiana, uomini armati e con il volto coperto avrebbero sgomberato con la forza il campo allestito nei pressi di Sirte, caricando gli attivisti su autobus diretti verso Misurata. Marco Contadini, capo della delegazione italiana del Land Convoy, ha parlato di un’operazione violenta condotta da forze speciali arrivate sul posto mentre i partecipanti aspettavano notizie sui compagni già fermati dalle autorità della Libia orientale.
Le testimonianze diffuse dalla delegazione descrivono momenti di forte tensione. “Veicoli non identificati stanno speronando le tende e le persone vengono picchiate e trascinate con la forza all’interno di auto e autobus”, si legge nella denuncia diffusa dagli organizzatori italiani della Global Sumud Flotilla. Uomini e donne sarebbero stati costretti ad abbandonare il sito mentre il convoglio di terra veniva disperso. Dalle dichiarazioni raccolte emerge un quadro di confusione e trasferimenti forzati, con gli attivisti allontanati rapidamente dall’area in cui si trovavano accampati.
Gli italiani fermati e il trasferimento a Bengasi
Tra le persone fermate ci sarebbero anche due cittadini italiani che facevano parte del gruppo di terra della Flotilla. Si tratta di Domenico Centrone, 33 anni, originario di Molfetta, e Dina Alberizia, pensionata di 67 anni residente ad Asti. Secondo quanto riferito, i due sarebbero stati arrestati dalle autorità libiche a Sirte con l’accusa di ingresso illegale nel Paese. Dopo il fermo sarebbero stati trasferiti a Bengasi, città nella Libia orientale, dove dovrebbero essere processati per direttissima e successivamente espulsi.
La situazione resta particolarmente delicata anche perché continuano a mancare notizie certe su altri attivisti coinvolti nell’operazione. La delegazione italiana ha parlato di persone trascinate con la forza sui mezzi e di attivisti feriti durante gli scontri avvenuti nel campo. Le testimonianze raccolte nelle ore successive al blitz raccontano di uomini armati, tutti a viso coperto, intervenuti improvvisamente nell’area dove si trovava il convoglio umanitario. Alcuni partecipanti sono stati separati dal resto del gruppo durante il trasferimento verso Misurata.
La nuova tensione attorno alla Global Sumud Flotilla
L’episodio segna un nuovo momento di tensione attorno alla Global Sumud Flotilla, già al centro di forti pressioni durante il viaggio verso Gaza. Il convoglio di terra stava attraversando la Libia quando sono iniziati i fermi e le operazioni di sgombero denunciate dagli attivisti italiani. Le dichiarazioni diffuse nelle ultime ore parlano di una presenza massiccia di forze armate e di un intervento coordinato per interrompere il raduno vicino a Sirte.
Marco Contadini ha raccontato di aver parlato da uno dei pullman diretti verso Misurata, descrivendo un clima concitato e l’impossibilità di ottenere informazioni precise sui compagni fermati. La delegazione italiana continua a denunciare violenze e aggressioni avvenute durante il blitz, mentre i partecipanti al convoglio vengono trasferiti in diverse località della Libia occidentale e orientale. Restano intanto sotto osservazione gli sviluppi legati ai due italiani trasferiti a Bengasi e alla gestione dei procedimenti annunciati dalle autorità locali.
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