Attentato a Bengasi, ucciso il generale Fawzi Al-Mansouri: ombra sulla Libia orientale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La fragilità dell'equilibrio libico torna a manifestarsi con violenza nella roccaforte orientale del paese. Un attentato ha scosso Bengasi, dove il generale Fawzi Al-Mansouri, capo dell'intelligence militare delle forze fedeli al maresciallo Khalifa Haftar, è stato ucciso ieri sera da un ordigno collocato sotto la sua auto. L'esplosione è avvenuta davanti alla sua abitazione, nel quartiere di Al-Sayyida Aisha, mentre il militare stava salendo a bordo del veicolo, in un agguato che non ha lasciato scampo alla vittima.

Un colpo al cuore dell'apparato di sicurezza

La notizia, riportata dal sito israeliano Ynet News che cita fonti della sicurezza citate da Reuters, getta una luce inquietante sulla tenuta del sistema di potere che Haftar ha costruito nella Cirenaica. Al-Mansouri non era un ufficiale qualunque, bensì uno dei comandanti militari più importanti delle forze armate libiche e un punto di riferimento per i servizi segreti dell'esercito nazionale libico, l'LNA.

La sua eliminazione rappresenta, di fatto, una seria incrinatura nel muro della stabilità che il maresciallo e i suoi figli, in particolare l'erede designato Saddam, tentano di presentare come il biglietto da visita del loro regime per convincere le potenze occidentali della propria affidabilità.

La dinamica dell'attentato e le indagini

Secondo le prime ricostruzioni dei fatti, un ordigno improvvisato sarebbe stato collocato sotto il veicolo del generale, verosimilmente nella zona di Hawari, nei pressi della moschea Sayyida Aisha, ed è esploso mentre il militare stava salendo a bordo. Al momento, non sono pervenute rivendicazioni attendibili per l'omicidio, e le autorità locali hanno avviato le indagini per risalire agli autori materiali e ai mandanti dell'attentato.

L'agguato, per la sua precisione e per il bersaglio scelto, appare come un'operazione che ha richiesto informazioni dettagliate sugli spostamenti e le abitudini della vittima, un fatto che lascia intendere la presenza di una rete in grado di colpire il cuore dell'apparato di sicurezza nella roccaforte di Haftar.

L'ombra della riunificazione mancata

L'uccisione di Al-Mansouri assume un peso specifico ancora maggiore se inquadrata nel contesto politico più ampio, segnato da mesi di tentativi di mediazione per una riunificazione del paese. Da tempo gli Stati Uniti spingono per un piano che possa ricomporre la frattura tra il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite a Tripoli e l'amministrazione parallela dell'est, sostenuta da Haftar.

In questo scenario, l'attentato rappresenta un duro colpo per l'LNA, che ha pubblicamente sostenuto il processo di mediazione, dimostrando che persino le zone considerate più sicure e controllate non sono immuni da attacchi mirati. Come osservato da analisti, la capacità di colpire una figura così esposta in una roccaforte come Bengasi è indicativa di capacità significative da parte degli attentatori, rappresentando al contempo un serio smacco per le credenziali di sicurezza dell'LNA.

Le conseguenze per l'assetto libico

Questo omicidio riporta alla ribalta internazionale la cronica instabilità libica, gettando un'ombra fosca sul percorso di riconciliazione nazionale. Il generale Fawzi Al-Mansouri, che aveva avuto un ruolo chiave nella lotta contro le fazioni jihadiste e lo Stato Islamico tra il 2014 e il 2017, nonché nella fallita offensiva su Tripoli del 2019, era un uomo di fiducia del maresciallo Haftar.

La sua morte, avvenuta proprio mentre gli sforzi diplomatici per ricomporre le divisioni politiche del paese sembravano prendere slancio, è un segnale che la strada verso una Libia unificata resta lastricata di insidie e che le fratture interne sono ancora profonde. Il funerale del generale, celebrato nel pomeriggio, ha visto la partecipazione dei vertici militari dell'LNA, a ulteriore testimonianza della centralità della figura eliminata nell'architettura di potere orientale.

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