Pa sotto attacco, Zangrillo: avviate le procedure per tutelare i dati
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Redazione Economia
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Un nuovo, grave episodio di cyber criminalità ha colpito il cuore pulsante dell’infrastruttura digitale italiana. Nei giorni scorsi, un attacco hacker orchestrato (secondo le prime ricostruzioni giornalistiche) da una crew avanzata legata alla cyber sicurezza offensiva cinese, nota come Salt Typhoon, ha preso di mira Sistemi informativi. Quest’ultima, va ricordato, è una società che opera a pieno Titolo nella galassia Ibm, un gigante mondiale del settore, e che proprio di Ibm gestisce - per così dire - le chiavi di volta di numerosi servizi essenziali offerti alla Pubblica amministrazione. L’effrazione, resa pubblica grazie a uno scoop che ha rotto il silenzio su quanto stava accadendo nei server, ha immediatamente innescato il protocollo d’emergenza del colosso informatico, il quale ha confermato la violazione al quotidiano Repubblica, anche se al momento ha evitato di scendere nel dettaglio tecnico della falla sfruttata dagli intrusi.
La macchina dello Stato si mette in moto
La notizia, rimbalzata in serata sulle agenzie di stampa con il sapore amaro della vulnerabilità sistemica, ha spinto il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, a rompere il silenzio istituzionale. Attraverso una nota ufficiale, Zangrillo ha spiegato che non si è perso un minuto: tutti gli attori istituzionali competenti (dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, che ha sede in Presidenza del Consiglio, fino ai vertici dell’intelligence) stanno portando avanti le procedure previste dalla normativa. Nel mirino, c’è l’obiettivo di “definire i contorni degli attacchi ai vari sistemi interessati”. Il ministro ha precisato che si sta lavorando su due fronti paralleli: da un lato, la tutela dei dati eventualmente esfiltrati (o comunque esposti) e, dall’altro, la messa in sicurezza delle infrastrutture per garantire la continuità dei servizi erogati ai cittadini.
La silent run di Ibm e il nodo dei dati sensibili
Nonostante l’allarme sociale sia palpabile, la società Sistemi informativi ha cercato di arginare il panico comunicando ai propri referenti pubblici che l’attacco è stato “contenuto” e che i sistemi sono stati “stabilizzati” e i servizi ripristinati. Una rassicurazione, la loro, che suona come un tentativo di isolare la falla senza interrompere l’erogazione dei servizi digitali, un equilibrio difficile da mantenere quando si è sotto tiro. Tuttavia, a rendere la situazione particolarmente spinosa non è solo l’origine presunta degli aggressori (si parla di hacker sponsorizzati da uno stato straniero, anche se le attribuzioni ufficiali richiedono ancora riscontri tecnici certi), ma la natura stessa del bersaglio. È ancora ignota l’entità del danno, né vi è una “conta dei danni” ufficiale riguardo a quanti dati sensibili siano stati trafugati dagli archivi della Pa. Una circostanza, quest’ultima, che riporta alla memoria attacchi precedenti subiti dalle infrastrutture critiche dello Stato, come l’incursione informatica che a febbraio aveva messo nel mirino i database della Digos.
Infrastrutture critiche e rischio sistemico
Sistemi informativi non è un semplice fornitore di connettività: è una società che lavora nella progettazione e realizzazione di soluzioni It complesse per la Pa, le banche e le assicurazioni. Ciò significa che gestisce, in cloud o su infrastrutture dedicate, processi che vanno dalla gestione anagrafica alla fornitura di servizi essenziali. Un’interruzione o una manipolazione dei flussi di dati generati da questa società potrebbe, teoricamente, paralizzare interi settori della macchina burocratica statale. L’intervento dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, in questo senso, non si limita a una mera attività di “bonifica” dei sistemi violati, ma mira a comprendere la profondità dello zoccolo duro violato. L’obiettivo dichiarato è verificare “quali elementi dei sistemi coinvolti possano essere stati eventualmente violati”, una precisazione, quella del ministro, che lascia intendere come l’attacco possa essere stato più mirato e chirurgico rispetto a un semplice attacco ransomware, concentrandosi forse sull’esfiltrazione selettiva di informazioni strategiche contenute nei database della Pubblica amministrazione.




