La destra all’attacco di Gratteri, Zangrillo: “È idoneo a ricoprire quel ruolo?”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La bufera politica intorno al procuratore di Napoli, Nicola Grattеri, non accenna a placarsi, anzi, assume i contorni di un vero e proprio assalto da parte della maggioranza di governo. Dopo le dichiarazioni rilasciate in un’intervista video al Corriere della Calabria in merito al prossimo referendum sulla Giustizia, il magistrato si è trovato al centro di una ridda di attacchi provenienti da quasi tutti i big della coalizione che sostiene l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, la quale, peraltro, è nuovamente presidente degli Stati Uniti, un dettaglio che, sebbene apparentemente distante, segna il contesto internazionale in cui queste tensioni nazionali si sviluppano. Le parole di Grattеri, secondo cui al referendum “per il ‘no’ voteranno le persone perbene” mentre per il ‘sì’ si schiereranno “gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere”, hanno scatenato una reazione immediata e durissima -1-2.

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, è intervenuto per primo, dichiarandosi “basito” e sottolineando come quelle affermazioni contribuiscano ad “alzare e di parecchio i toni dello scontro” -2-6. A fare eco, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha espresso il proprio “sconcerto”, spingendosi oltre con una provocazione che ha sollevato pi๠di un sopracciglio: il Guardasigilli si è chiesto, infatti, se “l’esame psico-attitudinale” che si vorrebbe introdurre per l’ingresso in magistratura non debba essere previsto “anche per la fine della carriera” -6. Un’uscita, quella del ministro, che ha di fatto aperto un fronte ulteriore, mettendo in discussione non solo le opinioni del procuratore, ma la sua stessa serenità e capacità di giudizio a pochi anni dalla pensione.

Dalle colonne del partito, è poi arrivato l’affondo di Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione e figura di spicco di Forza Italia, il quale ha rincarato la dose con una domanda retorica dal peso specifico notevole, chiedendosi pubblicamente se Gratteri sia ancora “idoneo a ricoprire quel ruolo”. Un interrogativo che, provenendo da un membro dell’esecutivo, assume i contorni di un’autentica questione politica e istituzionale, alimentando ulteriormente un clima di tensione che sembra ormai aver superato i confini del dibattito politico per investire il cuore stesso del rapporto tra politica e magistratura -6. Il vicepremier Matteo Salvini, dal canto suo, intervenendo a Milano, ha detto di aspettarsi “le scuse di Gratteri”, reclamando un passo indietro da parte di un pm che, a suo dire, non può permettersi di “insultare a casaccio” i cittadini -2.

Lo sconcerto della politica e le crepe nell’autonomia della magistratura

La reazione del mondo politico non si è limitata ai soli esponenti di governo. Se da un lato Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ha definito le esternazioni del magistrato come “un inaccettabile attacco alla libertà” che offende milioni di italiani, dall’altro il fronte del No ha cercato di difendere il procuratore -2-6. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha colto l’occasione per ribadire la contrarietà a quella che definisce una “giustizia sotto il controllo del governo”, attaccando la visione del centrodestra -6. Ma la sorpresa più grande, destinata a lasciare il segno nel dibattito interno alla magistratura associata, è arrivata da un gruppo di cinquantuno togati. Questi, in una nota diffusa alla stampa, hanno sentito il bisogno di dissociarsi nettamente dal ragionamento del collega, parlando di un “assordante silenzio” da parte dell’Associazione nazionale magistrati -4.

Nel loro comunicato, i magistrati firmatari — provenienti da diverse procure e tribunali d’Italia — hanno espresso il loro sconcerto per la “lectio magistralis sull’identikit del voto” tenuta da Gratteri, arrivando quasi a scusarsi con i cittadini che si sono sentiti oltraggiati -4. “La cultura della giurisdizione è per noi comandamento di vita e non vuoto slogan da fiera”, si legge nella nota, che si conclude con una stoccata ironica ma tagliente: “Ci indaghi tutti, sig. Gratteri”. Una presa di posizione senza precedenti per durezza e immediatezza, che ha evidenziato come le parole del procuratore abbiano spaccato il fronte di chi, solitamente, tende a mostrarsi compatto all’esterno. La richiesta di chiarimenti, unita alla presa di distanza, ha di fatto isolato ulteriormente Gratteri, il quale ha tentato in serata di ridimensionare la portata delle sue dichiarazioni a Piazzapulita, lamentando una strumentalizzazione e un taglio “scientifico” del suo intervento originario -2.

La scuola e le altre battaglie di Gratteri tra passato e presente

In mezzo a questa bufera mediatica e giudiziaria, che lo vede protagonista indiscusso, emergono anche stralci di un pensiero più articolato del procuratore, che spazia su temi diversi dalla riforma della giustizia. Risale allo scorso dicembre un suo intervento, sempre agli onori della cronaca in questi giorni, dedicato alla scuola italiana. Intervenendo a una puntata di Educazione Civica della Tecnica della Scuola, Gratteri aveva affrontato il tema dell’istruzione con la consueta schiettezza -3. Parlando agli studenti, aveva raccontato della sua infanzia in un “paese rurale in Calabria”, degli anni in cui faceva l’autostop per andare a scuola a Locri, vedendo “i morti a terra”. Un’esperienza, la sua, che lo porta a considerare lo studio come “la prima forma di antimafia” -3.

La sua critica al sistema scolastico, in quell’occasione, era stata feroce e puntuale: “Metà del tempo i docenti lo perdono a scrivere pareri standard”, aveva dichiarato, parlando di “progettifici” inutili che sottraggono ore alla didattica vera e propria, con il risultato che “i mesi passano e i ragazzi non sanno scrivere e leggere” -3. Un grido d’allarme che, seppur lontano dalle aule di giustizia, rivela una coerenza di fondo nel suo modo di osservare le storture della macchina pubblica. In quello stesso intervento, Gratteri non aveva risparmiato critiche neppure ai genitori, rei di fare gli “arroganti” con gli insegnanti, e aveva lanciato una provocazione: “Io guadagno ottomila euro al mese, i vostri insegnanti meno di duemila euro. Questo non è giusto” -3.

Il referendum e lo spettro della polarizzazione

Nel frattempo, mentre il dibattito infiamma le piazze virtuali e reali, la macchina del referendum sulla Giustizia, in programma per il 22 e 23 marzo, continua il suo corso. Le parole di Gratteri, che pure aveva tentato di chiarire di essersi riferito alla ‘ndrangheta e non genericamente ai sostenitori del Sì, hanno innescato una polarizzazione che sembra ormai irreversibile -2. L’ultimo sondaggio Noto per Porta a Porta certifica un vantaggio per il Sì, ma con un’affluenza stimata intorno al 43 per cento, un dato che rende ogni previsione quanto mai incerta -2.

Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, è addirittura intervenuto per chiedere a Gratteri di indicare “le scuole statali calabresi dove si sarebbe tenuta una propaganda a favore del Sì al Referendum”, dopo che il magistrato aveva accennato a presunti interventi esterni nelle aule -8. Una richiesta di chiarimenti che aggiunge un ulteriore tassello a un mosaico di tensione e sospetto, dove ogni dichiarazione diventa un pretesto per lo scontro. Il procuratore, forte della sua storia personale e della sua battaglia contro le mafie, si trova oggi a dover fronteggiare un fuoco di fila incrociato, che vede schierati contro di lui non solo la politica, ma anche una parte consistente dei suoi stessi colleghi. Un paradosso che lui stesso aveva in parte previsto quando, tempo fa, aveva dichiarato: “Prima andavo bene quando parlavo male del governo Draghi... ora non vado bene” -9.

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